Pronto un nuovo tentativo di screditare Darwin e la teoria dell’evoluzione

0

Pronto un nuovo tentativo di screditare Darwin e la teoria dell’evoluzione

L’ultimo caso di opposizione alla teoria dell’evoluzione di Darwin è italiano: è completamente sbagliato, e dimostra solo la sorprendente vitalità di un certo pensiero antiscientifico. Ecco perché, e anche alcuni storici precedenti.
www.focus.it

darwin

I principi della teoria dell’evoluzione scoperti da Charles Darwin (nella foto) sono chiari: le specie viventi si modificano nel tempo, quando la selezione naturale agisce sulle popolazioni, costituite da individui tutti diversi.|Contrasto

Ci risiamo! Il povero Darwin e la sua teoria dell’evoluzione sono sotto attacco, ancora una volta: “nuove e brillanti teorie scientifiche” vogliono rottamare l’intera secolare costruzione teorica che è alla base di tutta la biologia moderna.

Questa volta la minaccia proviene dall’Italia: Internet e giornali si sono riempiti nei mesi scorsi dell’impresa scientifica di un giovane fisico che, ultimo in ordine di tempo, con una bizzarra teoria si è caricato sulle spalle il compito di “superare il darwinismo”. Più avanti in questa pagina passiamo in rassegna alcuni dei più illustri tentativi del passato di screditare il lavoro di Darwin, ma intanto vediamo qual è la storia, questa volta.

2017, la scienza oscura. Achille Damasco, autore insieme ad Alessandro Giuliani di un lavoro presentato anche in aule universitarie e licei, afferma deciso in un’intervista che «Darwin ha sbagliato tutto sulla selezione della specie».

evoluzione, teoria dell'evoluzione, darwin

 Il lavoro, pubblicato su Physica A (che tratta di meccanica statistica, non di biologia) ha sollevato notevole curiosità nella stampa generalista, e al contempo molta irritazione tra gli addetti ai lavori. Nell’articolo (qui il sommario in inglese) Damasco e Giuliani affermano che la spinta al cambiamento e alla nascita di nuove specie non è soprattutto la darwiniana “selezione naturale”, ma misteriosi “fattori ambientali esterni” che entrano in “risonanza” con il genoma della specie e ne cambiano la costituzione.

Fattori ambientali in risonanza con il genoma… Qualunque cosa voglia dire, perché secondo noi il lavoro non chiarisce come ciò avvenga – e gli autori non lo spiegano: le interviste a Damasco sono ancora meno chiare. Il tutto è definito Teoria delle risonanze evolutive (in breve, TRE).

Su Physica A gli autori sono cauti (come vedremo), ma si comportano ben diversamente nelle tante interviste, in particolare Damasco, che non si fa scrupolo a dichiarare che la loro proposta supera l’intera costruzione della teoria dell’evoluzione darwiniana, liberandosi di un aspetto, la selezione naturale, che probabilmente si affida troppo al caso. Ecco perché la teoria è stata definita non-darwiniana (perché “non si fonda su cambiamenti dei caratteri filtrati dalla selezione naturale”).

Qui in pdf il commento integrale della Sibe allo studio di Damasco e Giuliani.

Cerchiamo di capire… Anche se nell’articolo su Physica A gli autori mettono le mani avanti (ecco la cautela di cui sopra) sottolineando che lo studio ha una struttura “a grana grossa” (che probabilmente vuol dire abbozzata, non approfondita), affermano anche che la proposta è, almeno in linea di principio, sottoponibile a una verifica sperimentale.

Per cercare di chiarire cosa nasconde quest’ennesimo attacco a Darwin ci siamo rivolti alla Società italiana di biologia evoluzionistica (Sibe), che riunisce tutti gli studiosi italiani di evoluzione biologica, dai professori universitari, agli studenti, agli appassionati.

La Sibe ha prodotto un documento di critica del lavoro scientifico a firma di alcuni suoi esponenti, a cominciare dal presidente, Telmo Pievani. Il documento plaude all’intervento nella biologia evoluzionistica di specialisti di altre discipline, perché «le sorprese sono benvenute, e quelle con basi rigorose vengono accolte con entusiasmo», ma conclude con «ci sentiamo di affermare che lo studio dei due ricercatori italiani non fa certamente parte di questa categoria» (ossia delle sorprese con basi rigorose).

La Sibe non critica la parte matematica dell’articolo, ma la definizione di un modello astratto che non corrisponde alla realtà delle forme di vita: «La matematica dell’articolo […] descrive il comportamento di pendoli con movimento forzato. Ma gli autori poi dicono: “ora immaginiamo che le popolazioni di esseri viventi siano pendoli”»…

Si può immaginare che gli esseri viventi siano quello che si vuole: pendoli, dirigibili, salami con le zampe, dischi volanti, ma, aggiunge la Sibe, «se questi modelli violano tutte le “leggi della natura” già assodate, sono semplicemente sbagliati». Può non essere sbagliata la matematica, ma non sono comunque veri modelli – o non sono modelli della realtà.

Bisognerebbe studiare (prima). L’articolo di Damasco e Giuliani vorrebbe anche spiegare alcuni fenomeni paleontologici, come la cosiddetta esplosione cambriana (l’aumento in apparenza improvviso di specie che avvenne circa 540 milioni di anni fa), ma la descrizione dell’accaduto è (al massimo) poco capita, oppure è una parodia «in disaccordo con tutti gli studi scientifici degli ultimi trent’anni», commenta la Sibe, che conclude così la sua analisi del lavoro di Damasco e Giuliani: (nella loro esposizione) «tutte le forze evolutive sono mescolate in una indistinta “forza” che fa “oscillare” i valori dei caratteri (del genoma), malgrado esistano solide leggi matematiche che permettono di discernere e modellizzare l’azione della selezione, della migrazione, della mutazione e della deriva genetica», che sono tra i fattori che influenzano il cambiamento delle specie.

La Sibe stronca così totalmente la proposta, e conclude con le parole di David Hume e Carl Sagan (e molti altri): «affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie».

L’articolo di Damasco e Giuliani è solo l’ultimo di una serie di interventi che hanno funestato il mondo “culturale” italiano a partire da pochi anni dopo che Darwin pubblicò la teoria dell’evoluzione (nel 1859). Uno dei primi a opporsi, per ragioni probabilmente religiose, fu Niccolò Tommaseo, linguista, scrittore e patriota italiano (partecipò ai moti del 1848 a Venezia), che arrivò a definire il fisiologo russo Aleksandr A. Herzen “il Mosè delle scimmie” dopo una sua conferenza sulla parentela tra l’uomo e la scimmia. Tommaseo non usa mezzi termini: nel suo libello L’uomo e la scimmia i praticanti della “scienza fetente” dell’evoluzionismo sono marchiati a fuoco con l’epiteto di “bestie”.

Anche Benedetto Croce si scagliò contro “gli scimmioni” di Darwin, “che gettano l’uomo nell’abisso degenerante del materialismo”.

Tuttavia, fino all’inizio del XX secolo non c’era nessuna vera critica scientifica alla teoria dell’evoluzione: gli intellettuali italiani del tempo non erano forse in grado di aprire un vero dibattito scientifico, mentre la Chiesa cattolica fu prima contro, poi molto cautamente a favore di una propria idea di evoluzione.

Negli ultimi decenni del secolo scorso sono anche nate alcune associazioni di creazionisti (o antidarwinisti) dove si discute animatamente (anche se con poco costrutto) delle implicazioni filosofiche dell’evoluzione. Si tratta però di un dibattito in sordina, rimasto quasi nascosto al grande pubblico.

In questi ultimi venti, trent’anni sono però arrivati alcuni libri decisamente antievoluzionisti. Tra i primi ci sono quelli del genetista (e quindi teoricamente esperto conoscitore della materia) Giuseppe Sermonti, che in pubblicazioni come Perché la mosca non è un cavallo? (il titolo è decisamente curioso), smonta a modo suo l’intera costruzione della teoria evolutiva, con obiezioni che risalgono però a decenni prima e che sono proprie del creazionismo americano meno “evoluto”: nei suoi lavori, spesso, dati e argomenti sono discutibili e sono frequenti i richiami religiosi.

Il 2004 è stato un anno interessante per la diatriba tra scienza e ignoranza. Spicca per esempio una serie di trasmissione radiofoniche di quell’anno su Rai Radio Tre, condotte da Anna Foa e Lucetta Scaraffia, autrici profondamente religiose: il filosofo Antonello La Vergata ha definito quelle trasmissioni «frammentarie, confuse, mal presentate o semplicemente sbagliate», ma il peggio, afferma, è che nella confusione hanno fatto filtrare un’immagine goffamente tendenziosa del darwinismo.

Dello stesso anno è anche il tentativo (rintuzzato solo in parte) di abolire l’insegnamento dell’evoluzione, quando ministro dell’istruzione era Letizia Moratti, che si avvalse di giustificazioni risibili (come quelle di Tommaseo) di un secolo e mezzo prima. Giustificazioni ancora oggi sorprendentemente attuali, non dissimili da quelle usate da Erdogan in Turchia per bloccare l’insegnamento dell’evoluzione nelle scuole.

https://www.focus.it/site_stored/imgs/0003/019/p02n5k2f.900x600.jpg

L’inizio degli anni 2000 vede anche la pubblicazione in Italia di un libro che ha un minimo di sostanza e che basa la sua critica a Darwin su una parvenza di scientificità: Gli errori di Darwin, di Massimo Piattelli Palmarini (esperto scienze cognitive) e Jerry A. Fodor (scienziato cognitivo e filosofo del linguaggio). La loro critica è basata sull’ipotesi che i fattori esterni dell’evoluzione (come la selezione naturale) non siano sufficienti, anzi non servano proprio, a spiegare l’evoluzione, che sarebbe spinta solo da fattori interni come lo sviluppo dell’individuo.

La tesi è stata oggetto di analisi approfondite (qui un riepilogo) da parte degli evoluzionisti, che hanno rilevato, in particolare, come molti aspetti che i due autori indicano come “cause” dimenticate dell’evoluzione siano già ben descritti e discussi all’interno della teoria stessa e che le loro critiche si risolvono in spesso in discussioni filosofiche sulla natura della selezione naturale.

Peculiare e costante è invece l’attività di Antonino Zichichi, classe 1929, fisico delle particelle, anch’esso profondamente religioso, che in libri e conferenze (rintracciabili anche online) denuncia la teoria evolutiva come “mancante di un’equazione matematica che la spieghi”… Equazione che non può esistere per una disciplina come la biologia evoluzionistica: non si tratta del comportamento dell’elettrone, ma di ecosistemi che cambiano in milioni o centinaia di milioni di anni.

evoluzione, teoria dell'evoluzione, darwin

L’albero della vita di Darwin.

Come si vede, l’articolo di Damasco e Giuliani si inserisce nel filone delle “critiche” alla teoria dell’evoluzione, che vanno da quelle sofisticate e almeno degne di essere lette a quelle decisamente ridicole.

In questo caso, gli evoluzionisti hanno deciso di entrare direttamente nel merito dello studio, come ha fatto la Sibe, anche e soprattutto per fare notare come non sempre gli articoli che escono su riviste scientifiche abbiano dignità di scienza, e che ci vuole ben altro per smontare una teoria che ha oltre 150 anni di vita ed è alla base di tutti gli studi di biologia del pianeta.

Share.

Leave A Reply