A che serve la spiritualità se poi ci comportiamo in modo esattamente contrario?

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A che serve la spiritualità se poi ci comportiamo in modo esattamente contrario?

Il mondo è pieno di gente arrogante e aggressiva, perciò a che serve la spiritualità? Perché tanta fatica per un’ideale inutile e utopistica?
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La risposta a questa provocazione è che spirito e materia sono la stessa faccia della medaglia, perché ciò che possiamo misurare è la materia, e quello che noi proviamo è lo spirito: la materia è la nostra quantità, e lo spirito è la nostra qualità. Senza materia lo spirito non si potrebbe manifestare, ma è lo spirito che offre il significato alla nostra materia: senza lo spirito la materia non può avere vita, perciò noi siamo insieme sia spirito che materia.

Se esiste un problema è nello spiritualismo e nel materialismo, nei due “ismi” che costituiscono le esasperazioni dei concetti, che sono la base del pensiero dualistico, del pensiero miope e monoculare che è incapace di fare delle sintesi. Quando gli estremi assumono la forza dell’assoluto, allora nasce il problema, altrimenti vediamo nell’universo solo l’armonia delle iridescenti manifestazioni dell’Ineffabile.

L’universo, per gli orientali e per i popoli che sono chiamati primitivi, è un insieme di infinite forme che danzano nell’armonia, che trovano il loro equilibrio e che continuano l’evoluzione, mentre esso mantiene la sua interezza ed suo ordine superiore. Come la luce ed il buio, così la materia e lo spirito sono complementari l’uno all’altro.

La cultura moderna è una cultura che idolatra il pensiero duale, che inneggia alla natura violenta e spietata, in cui soccombe il debole, il timido e la persona onesta. Essa idolatra le forme mentali di scissione e di discordia, di spaccatura e di conflitto, i sentimenti in cui vige la separazione e la solitudine.


E’ questo il modo di pensare che è colpevole di avere abusato della natura e della terra, sfruttandole come se fossero una nostra assoluta proprietà, da usare e piegare alle nostre inflessibili ed egoistiche regole. Se proteggiamo qualcosa, lo facciamo solo perché pensiamo che possa servirci, così persino l’ecologia diventa una falsa risorsa.

Con questo pensiero schizoide, l’uomo pensa anche se stesso. Se tutto è solo materia, allora la terra, le foreste, l’acqua, il lavoro, la letteratura e anche l’arte, tutto si può immettere sul mercato mondiale, sul mercato azionario, sul libero mercato ed essere mercificato ad un prezzo definito.

Tutto entra nel mercato del profitto concorrenziale, in un sistema di spietata concorrenza che vede il trionfo del più scaltro e la sconfitta dei deboli. Questo è un mondo nel quale lo spirito non esiste, ha un commercio senza compassione, ha un sistema industriale disinteressato al rispetto ecologico del pianeta, ha una realtà di finanza e di economia senza equità e giustizia, che potrebbe portare il mondo al collasso.

Anche la politica governata dal materialismo, diviene la lotta competitiva di nazioni, il controllo egemonico dei territori, l’influenza ed il controllo della mente tramite le tecniche della propaganda, il controllo delle risorse naturali e dei mercati economici.
Il motto “essere con noi o contro di noi” è il pensiero dominante della politica senza spirito, che non vede il governo come cooperazione dei cittadini nelle nazioni, e delle nazioni tra loro, ma vede il mondo come un campo di scorribande e di dominio. Ed il dominio è sempre del più forte.

I politici parlano di grandi ideali ma perlopiù perseguono interessi personali, perché la politica materialistica è la faccia della politica priva dello spirito, che non conosce compassione e rispetto, perché esse sono qualità spirituali. La politica materialista, si fa beffa dei valori dello spirito, e li addita negativamente come valori vaghi, nebulosi, utopistici, idealistici, irrazionali ed irreali. Colui che li persegue è un povero illuso!

La religione che dovrebbe ospitare i valori dello spirito, è invece un sistema che deve preoccuparsi di conservare i suoi apparati e le sue ritualità, così cerca di collegare i valori spirituali ad un credo particolare, a cui vuole legare l’anima ed il corpo dei fedeli. La religione non ama gli spiriti liberi, perché posseggono un’anima che non accetta tutele e che preferisce cercare da sola il suo dio.

Lo spirito è volo dell’aria, è spazio infinito, è libertà, è respiro di spiriti indipendenti, è luce che tocca il cuore e rinfresca l’anima, e se le menti sono troppo chiuse, diventano come stanze in cui respiriamo aria viziata, e questi sono luoghi in cui lo spirito viene soffocato.

Quindi noi non dobbiamo aspettare dei profeti, dobbiamo trovare le nostre radici spirituali nel modo maggiormente confacente alla nostra mente, perchè ognuno dovrebbe cercare lo spirito a modo proprio. Solo a noi è concesso di aprire il nostro cuore e la nostra mente, solo noi possiamo permettere alla compassione, alla generosità, alla divinità, alla sacralità, di risvegliarsi nel nostro cuore e di prendere il timone della nostra vita.

Le varie religioni sono come una serie di fiumi che vanno allo stesso oceano. Non c’è conflitto tra i fiumi, ma vengono creati dei conflitti tra le religioni, perché il dogmatismo religioso oggi vincente, causa la morte dello spirito.

Anche la scienza ha bisogno della spiritualità, perché la scienza senza spiritualità ha prodotto le tecnologia nucleare, le armi, l’ingegneria genetica, la clonazione umana e animale, e tutti i prodotti chimici che stanno avvelenando la terra. La scienza oggi ha il controllo di mercati finanziari enormi, è entrata nel sistema industriale, negli affari, nell’educazione e nella politica, ed alcune scelte scientifiche sono talmente inumane, che la spiritualità è oggi assolutamente necessaria, per moderare i suoi eccessi a spese del libero arbitrio.

Ma anche la spiritualità deve trovare un conforto scientifico, perché senza un adeguato livello razionale, analitico ed intellettuale, la ricerca spirituale può diventare molto rischiosa. Quando essa diventa irrazionale, diviene uno spiritualismo vuoto e superstizioso, un pensiero debole e sottoposto alle influenze di falsi guru e di pseudo-messia.

La vera spiritualità si ritrova in ogni cosa che facciamo, come ci insegnano gli orientali, per cui ricerchiamola e portiamola in tutte le nostre azioni e nei nostri contesti, siano essi l’esistenza quotidiana, la politica, gli affari, l’educazione e gli affetti; facciamola diventare una pratica consueta.


Dobbiamo iniziare a chiederci, quando siamo arrivati ad un livello sufficiente di benessere, e poi dobbiamo saperci fermare. Abbiamo la necessità di lavorare per vivere, ma abbiamo anche la necessità di stare con gli altri, di amare, di leggere, di meditare, di stare a pensare, di momenti in cui esercitiamo la nostra immaginazione, di momenti in cui vogliamo sviluppare la nostra creatività. Abbiamo bisogno di creare qualcosa di nostro, abbiamo bisogno di tranquillità e di arte e bellezza.

Continuare a servire la religione del materialismo, con il suo pensiero ottuso da ciclope, ben presto diventerà insostenibile. Sarà opportuno imparare a vivere in modo più sobrio, e dobbiamo pensare che le risorse della terra devono essere condivise in modo più equo: dovremo fare maggiori risparmi, per poter lasciare risorse anche a coloro che verranno dopo di noi.

Per scongiurare la nostra solitudine e le incertezze moderne, abbiamo riempito la nostra vita di oggetti e di ingombri, senza scoprire alcuna felicità, ma solo ulteriore scontento e conflitta. Siamo dei consumisti infelici e insoddisfatti, ed oggi siamo anche in crisi economica, per cui ci scopriamo sempre più divisi e nemici.

La spiritualità ci aiuta a liberare la mente, ci svincola dal nostro piccolo io, libera il nostro cuore ingabbiato ed avvilito. Con la spiritualità ci apriamo alla mente universale, e al cuore della condivisione, ci offriamo per la cura e per la compassione di noi e degli altri; essa può divenire l’ultima risorsa per un secolo tanto freddo di solidarietà e conforto umano

L’autotrasformazione è il primo passo per la nostra evoluzione, la trasformazione personale, quella sociale e quella politica procedono poi di pari passo, quando siamo liberi dalla paura e dall’ansietà, quando siamo a nostro agio nei nostri panni. Allora siamo in grado di avere un rapporto equilibrato e spirituale con gli altri, e possiamo migliorare la vita di tutti.

Iniziamo a fare dei piccoli passi, coltivando le qualità che sono propriamente spirituali. La prima qualità è la fiducia dopo la rimozione della paura, che è la paura di non possedere, di non controllare, di non riuscire ad essere vincente; paradossalmente tutti questi meccanismi, funzionano solo accrescendo la paura da cui nascono. Siamo una scintilla di Dio e dovremmo avere la certezza che la nostra vita sarà sempre protetta, che tutti sono nella stessa barca e che nulla di male ci può succedere. Coltiviamo questa fiducia, imparando a visualizzarci come felici e tranquilli: uniamo un ben pensare ad un retto agire.

La seconda qualità spirituale è la partecipazione alla vita, e la gioia di viverla per come viene, senza volerla dirigere o manipolare. Ma dobbiamo farlo imparando un agire più lento e ponderato; impariamo a saper vivere con prudenza e non con diffidenza! Partecipare veramente significa essere in armonia con noi e gli altri, e questo richiede del tempo, richiede la costanza di perseguire il miglioramento e la pazienza, cioè saper aspettare per ottenere dei risultati positivi.

Impariamo poi ad essere maggiormente grati delle cose che ci sono state date, e impariamo ad apprezzare le benedizioni ricevute, quindi diventiamo più umili e meno arroganti, diventiamo più rispettosi di noi e degli altri. Impariamo a ricucire la scissione tra lo spirito e la materia, perché tenendo diviso ciò che non lo è, continueremo a distruggere la terra sfruttandola selvaggiamente, e opprimeremo i nostri simili, perpetuando ingiustizie e sofferenze di cui dovremo rendere conto. Se fossimo maggiormente intelligenti, la domanda giusta per sopravvivere ai nostri giorni, dovrebbe essere: perché non iniziamo a coltivare il nostro spirito?

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