4,5 miliardi di metri cubi di acqua potabile sprecati in Italia per via della rete colabrodo!

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4,5 miliardi di metri cubi di acqua potabile sprecati in Italia per via della rete colabrodo!

Nel nostro Paese, secondo l’Istat, il volume di oro blu prelevato giornalmente allo scopo è il più alto nell’Ue a livello procapite, ma poco meno della metà si perde nel tragitto. Più del 50% dell’acqua complessivamente utilizzata in Italia è destinata all’irrigazione
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L’acqua è uno specchio particolarmente efficace per osservare l’avanzata dei cambiamenti climatici, e l’Italia sotto questo profilo si trova esposta a più livelli di criticità: il 20% del Paese è già esposto a rischio desertificazione, e senza adeguate (e tempestive) azioni a contrasto niente lascia immaginare che le cose miglioreranno da sole. Anzi. Secondo i dati elaborati dal Cnr il 2017 è stato l’anno più siccitoso almeno dal 1800 (per l’Ispra invece è andata peggio solo nel 2001), e negli ultimi dieci anni si stima che la siccità abbia provocato danni per 14 miliardi di euro solo al comparto dell’agricoltura; un dramma che continua a ripetersi, visto che in queste settimane il nord Italia – dove le riserve idriche languono già nonostante sia appena finito l’inverno – si prepara ad affrontare una possibile, nuova emergenza idrica.

Volendo guardare il bicchiere mezzo pieno, la buona notizia è che i margini per migliorare la gestione dell’acqua sono ancora incredibilmente ampie, visti i ritardi accumulati su questo fronte. In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, istituita dall’Onu e celebrata ogni anno il 22 marzo, l’Istat come di consueto ha elaborato un report per fotografare lo stato dell’arte: «Il volume di acqua complessivamente prelevato per uso potabile dalle fonti di approvvigionamento presenti in Italia è di 9,49 miliardi di metri cubi nel 2015 – si legge nel dossier pubblicato oggi – pari a un volume giornaliero pro capite di 428 litri, il più alto nell’Unione europea. Tuttavia, poco meno della metà di tale volume (47,9%) non raggiunge gli utenti finali a causa delle dispersioni di rete». Significa che, attraverso un piano d’investimenti adeguato per migliorare le condizioni di tubazioni e condotte idriche, potremmo salvare ogni anno buona parte degli oltre 4,5 miliardi di metri cubi d’acqua potabile che oggi vanno inutilmente sprecati.

Ad oggi gli investimenti nel servizio idrico nazionale ammontano a 3,6 miliardi di euro/anno, in netto aumento (circa il triplo) rispetto al 2013, ma – in un contesto che rischia di essere stravolto dalla proposta di legge Daga (M5S) su “l’acqua pubblica” in corso d’esame parlamentare – occorre crescere ancora per arrivare almeno alla quota di 5 miliardi di euro/anno, finanziata attraverso la tariffa idrica, ritenuta necessaria dalla aziende di settore. Diminuire le perdite idriche e aumentare la qualità dell’acqua del rubinetto (per l’Istat ancora non si fida il 29% delle famiglie) sarebbe non solo un importante risparmio di risorse naturali, ma anche un beneficio economico per i cittadini, contando che nel 2017 la spesa media mensile di una famiglia per il consumo di acqua minerale è stata pari a 11,94 euro, contro i 14,69 euro legati alla fornitura di acqua nell’abitazione ogni famiglia: rispetto al 2014, si osserva infatti una crescita delle spese familiari per acqua minerale (+20,6%) maggiore rispetto a quelle per la fornitura di acqua alle abitazioni (+11,8%).

Senza dimenticare che gran parte della battaglia per migliorare la gestione delle risorse idriche nazionali andrà combattuta sui campi agricoli. Il settore «si contraddistingue per essere il maggiore utilizzatore di acqua – testimonia l’Istat – Più del 50% del volume complessivamente utilizzato in Italia è destinato all’irrigazione». Eppure anche in questo caso un incremento dell’efficienza andrebbe a beneficio innanzitutto degli agricoltori. Al proposito Confagricoltura sta sviluppando con Netafim, multinazionale del settore, un programma di intervento fondato sulla strategia “Di più con meno”: l’adozione di sistemi di irrigazione a goccia, dove possibile in relazione alle infrastrutture irrigue presenti, consente di incrementare le rese e diminuire l’utilizzo dell’acqua in modo sensibile. Nel caso del pomodoro si registra ad esempio un aumento della resa pari al 54% insieme a un risparmio idrico del 20%; per il riso siamo rispettivamente a +23% e -50%, mentre con l’olivo addirittura a +108% e -33%.

Anche in questo caso non si tratta di investimenti futuribili, ma da mettere in campo subito. «La gravità della situazione in queste ultime settimane – conferma Confagricoltura –  è stata tale che in diversi casi gli agricoltori hanno dovuto irrigare i campi per non creare danni alle colture: già a marzo stiamo parlando di grave emergenza idrica per la siccità». In tale contesto occorre agire rapidamente, con gli agricoltori che chiedono di accelerare la conclusione degli iter procedurali per l’apertura dei cantieri previsti dal Piano irriguo nazionale, dal Fondo strutturale di coesione e dal Piano invasi e, contemporaneamente, concentrarsi sulle nuove necessità infrastrutturali dei diversi territori italiani relativamente alla gestione dell’acqua e della prevenzione del dissesto idrogeologico.

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