Scoperti 20 cadaveri di cuccioli di leone congelati nella fattoria dove si allevano per far divertire i turisti

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Scoperti 20 cadaveri di cuccioli di leone congelati nella fattoria dove si allevano per far divertire i turisti

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Di questa fattoria degli orrori del Sud Africa se ne era già parlato perché qui i leoni, anziché essere protetti e salvaguardati, vengono allevati in cattività per essere utilizzati nell’industria del turismo. E ora, come se non bastasse, 20 cuccioli sono stati ritrovati in un congelatore in seguito a un’ispezione a sorpresa, come riportato dal sito Iol.

Alcuni dei cuccioli, ammalati, sono morti in modi terribili, un altro cucciolo è stato trovato in un ripostiglio. E altri ancora sono stati sottoposti a eutanasia perché mostravano segni di una grave condizione neurologica che impediva loro di muovere le gambe provocando l’oscillazione continua della testa.

La stessa fattoria era già stata ispezionata ad aprile dalla NSPCA, la National Society for the Prevention of Cruelty to Animals, che aveva trovato 108 leoni trascurati e altri animali in condizioni assurde, stipati in luoghi sovraffollati e privi di pelo a causa della rogna acuta. Per questo motivo il proprietario della fattoria, Jan Steinman, venne accusato e ora la storia si ripete.

La NSPCA ora vuole indagare le cause che hanno provocato i disturbi neurologici nei cuccioli di leone e ipotizzano che sia coinvolta una tossina o una predisposizione genetica dovuta all’incrocio fra consanguinei. Un’altra ipotesi riguarda le carenze nutrizionali dovute, forse, al prematuro distacco dalle madri. I leoncini delle fattorie come questa vengono infatti rubati alle madri precocemente per essere usati come veri e propri oggetti nelle fotografie dei turisti.

Va da sé che i cuccioli soffrono e le madri sono costrette a un ciclo riproduttivo estenuante, rinchiuse in recinti, spesso senza cibo e in condizioni igieniche pessime. Una vera sofferenza per i poveri leoni, sfruttati per la felicità dei turisti, spesso ignari di come sono davvero trattati.

Laura De Rosa

Photo Credit: Iol

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