Le piccole isole del Pacifico lanciano l’allarme sul fronte dei cambiamenti climatici estremi (VIDEO)

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Le piccole isole del Pacifico lanciano l’allarme sul fronte dei cambiamenti climatici estremi (VIDEO)

Jason Momoa “Aquaman”: mi vergogno dei leader mondiali che non vogliono un accordo
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Parlando dal podio dell’assemblea generale in occasione dell’ultimo vertice di alto livello sul clima ospitato dall’Onu, Vinzealhar Ainjo Kwangin Nen, una giovane attivista climatica di Papua Nuova Guinea ha ricordato che «Tutti noi delle piccole isole possiamo relazionarci con la percezione di chi parla di noi come piccoli isolani, ma piuttosto che pensarci come navi distanti, immaginiamo un Pacifico indiviso, collegato da un’autostrada oceanica. Potremo anche essere piccoli isolani, ma nessun uomo è un’isola».

Il vertice Onu dedicato ad analizzare i progressi e le insidie ​​che affrontano gli Small Island Developing States (Sids) ha dipinto un quadro fosco per il futuro delle isole in un mare che si riscalda e che si innalza di livello e Nen ha tradotto questi rischi in una visione personale e poetica delle lotte che stanno affrontando i popoli del Pacifico: «Sono un giovane di una piccola isola e , in una comunità globale, quasi tutti non sanno come stiamo. E ciò che fa più male è che io so come stanno tutti».

Le parole di Nen sono state ascoltate con molta attenzione durante l’evento che ha affrontato le questioni climatiche e di sviluppo uniche che vivono gli stati insulari in prima linea nel riscaldamento globale e ha valutato l’attuazione delle priorità stabilite nello Small Island Developing States Accelerated Modalities of Action – or SAMOA Pathway 2014, per accelerare lo sviluppo dei SIDS.

Un patto approvato nel settembre 2014 durante la Third International Conference  per attirare l’attenzione del mondo sulle forme di sviluppo speciali che richiedono le isole a causa delle loro particolari vulnerabilità.

Cinque anni dopo l’approvazione del SAMOA  Pathway, i leader riuniti a New York hanno ammesso che «I progressi verso lo sviluppo sostenibile per SIDS richiedono un forte aumento di investimenti urgenti» e che «La strada verso la stabilità per molte nazioni insulari è minacciata da sfide ambientali amplificate, crisi economiche, sicurezza alimentare e altro.  Mentre sono stati compiuti alcuni progressi nell’affrontare l’inclusione sociale, l’uguaglianza di genere, la povertà e la disoccupazione, la disuguaglianza continua a colpire i gruppi vulnerabili e gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici causano una perdita duratura di vite e beni».

Secondo il segretario generale dell’Onu, António Guterres, mettere in atto il piano SAMOA rappresenta «un’importante opportunità per la comunità internazionale di mostrare solidarietà. I piccoli Stati insulari in via di sviluppo sono un caso speciale dello sviluppo sostenibile. Richiedono un’attenzione concertata a lungo termine e gli investimenti dell’intera comunità internazionale».

Il presidente dell’Irlanda, Michael Higgins, che ha sponsorizzato l’evento, ha sottolineato che «Non possiamo permettere che le nostre parole dette per un ambito siano contraddittorie con quelle dette per un altro. Ci deve essere coerenza tra l’architettura e l’attuazione e, soprattutto, alle parole deve seguire l’azione. Non si tratta di qualcosa di accademico, riguarda la vita. Per le nazioni insulari la parola “disastro” ha un significato diverso … in quanto è un disastro che accadrà più volte, e quindi la risposta deve tener conto di un pericolo ricorrente».

L’incontro per rivedere il SAMOA Pathway si è tenuto un mese dopo che l’uragano Dorian ha devastato diverse isole delle Bahamas, mentre aumenta la frequenza, la portata e l’intensità delle catastrofi naturali e la loro minaccia sempre più forte per le nazioni insulari e la loro popolazione.

A ricordarlo è stato anche, Jason Momoa, protagonista del film Aquaman che, come il supereroe che interpreta è legato a due mondi diversi: le Hawaii dove è nato e lo Iowa dove vive. La star di Hollywood non ha usato mezze parole e, riferendosi all’accordo di Parigi e a Donald Trump, ha detto: «Oggi sono qui perché mi vergogno che non tutti i leader abbiano voluto un accordo. Ho visto come un luogo possa essere ignaro di un altro … avendo i piedi in due mondi, ho iniziato a vedere come un problema per uno può diventare un problema per tutti».

I 38 Paesi designate come SIDS dall’Onu sono tra I più vulnerabili del mondo. Situati nei Caraibi e negli oceani Pacifico, Atlantico e Indiano e nel Mar Cinese meridionale subiscono per primi le conseguenze di un clima mondiale sempre più estremo e imprevedibile. Oltre alle sfide ambientali, I SIDS devono fare i conti con un insieme unico di problemi legati alle loro piccole dimensioni, al loro isolamento e alla loro esposizione agli economici estremi. La maggioranza dei Paesi insulari si trovano ad affrontare degli ostacoli simili nel loro percorso verso lo sviluppo sostenibile, come la scarsità di risorse, piccoli mercati interni e forte dipendenza da quelli esterni, a volte molto distanti, Di solito devono anche far fronte al costo molto elevato del cibo importato, così come dell’energia, delle infrastrutture, dei trasporti e delle comunicazioni. Problemi che diventano ancora più complicati per la difficoltà di mobilitare fondi per il loro sviluppo a condizioni sostenibili e appropriate.

Nel suo discorso al summit del SAMOA Pathway, Guterres ha evidenziato che «L’emergenza climatica rappresenta la più grande minaccia per la loro sopravvivenza. Nei piccolo Stati insulari, una catastrofe naturale può erodere una generazione di progressi nello sviluppo. L’ho visto Barbuda e nella Dominica e, più recentemente, alle Bahamas. L’uragano Dorian è stato un vero inferno in terra. Circa un quarto della popolazione dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo vive a 5 metri o meno sul livello del mare. Una loro reinstallazione altrove potrebbe avere delle gravi conseguenze sulle loro società e sul loro modo di vita e anche porre dei problemi di sovranità e di identità nazionale».

Anche perché sono in prima linea sul riscaldamento globale, i SIDS sono all’avanguardia nella lotta contro il cambiamento climatico e durante il recente Climate Action Summit si sono impegnati insieme a raggiungere la carbon neutrality e a passare al 100% di energie rinnovabili entro il 2030.

Guterres ha sottolineato. «Benché contribuiscano molto poco, praticamente nulla, al riscaldamento del pianeta, i piccoli Stati insulari in via di sviluppo pagano un forte. A causa del loro status di Paesi a medio reddito, molti sono imprigionati in un ciclo accelerato e insostenibile di catastrofe e debito. Il mondo deve intervenire e fermare tutto questo. E’ tempo di prendere grandi decisioni e di realizzare dei grossi investimenti nei piccoli Stati insulari in via di sviluppo. Le soluzioni esistono ed è tempo di metterle in atto. I piccoli Stati insulari in via di sviluppo sono in prima linea per la protezione e conservazione deghli oceani che sono il motore del nostro pianeta».

Il presidente dell’Assemblea generale dell’Onu, Tijjani Muhammad-Bande, ha ricordato che «Il multilateralismo non riguarda solo le misure preventive. Riguarda anche le misure correttive miranti a garantire l’uguaglianza, l’inclusione e la giustizia sociale in ogni Paese».

Intervistato da UN News, l’alto rappresentante Onu per i piccoli Stati insulari in via di sviluppo, Fekitamoeloa Katoa ‘Utoikamanu, ha sottolineato che «Questi Stati non se ne stanno a braccia conserte ma sono dei pionieri nella lotta contro il cambiamento climatico

La Utoikamanu ha detto che «Gli shock climatici e la conformazione unica dei SIDS significano che molti di loro hanno difficoltà a svilupparsi in modo sostenibile e migliorare la vita dei propri cittadini. I SIDS sono i Paesi più colpiti dai cambiamenti climatici ma, dato che generalmente producono pochi dei gas serra dannosi che alimentano i cambiamenti climatici, sono anche i Paesi meno responsabili del problema. Quindi, tutte le nazioni, specialmente quelle industrializzate che hanno generato la maggior parte di questi gas nocivi, hanno la responsabilità morale di agire. E mentre le nazioni insulari sono chiaramente in prima linea nella crisi climatica, con il peggioramento del riscaldamento globale, l’effetto si fa sentire in tutto il mondo, nei Paesi in via di sviluppo e sviluppati. Quindi, è un problema globale che riguarda tutte le persone, ovunque. La più grande sfida affrontata dai piccoli Stati insulari in via di sviluppo è l’assalto dei cambiamenti climatici, perché non devono non devono solo adattarsi a questa nuova minaccia, ma anche trovare modi per svilupparsi in modo sostenibile. In breve, devono costruire una resilienza economica e ambientale».

Ma la Utoikamanu ha ribadito che «I SIDS non se ne stanno fermi pigramente; molti, ad esempio, stanno emergendo come pionieri nella ricerca di sistemi energetici basati sulle energie rinnovabili che sfruttano abbondanti risorse locali e naturali. Pur riconoscendo che contribuiscono poco alle emissioni di gas serra, riconoscono che loro stessi possono contribuire a dare esempi al resto del mondo».

Gli esempi di iniziative virtuose, realizzate spesso con il sostegno della comunità internazionale, non mancano. Come nelle Comore dove gli agricoltori si stanno adattando ai drammatici cambiamenti climatici che colpiscono questo poverissimo arcipelago africano dell’Oceano Indiano, in particolare con l’aumento delle temperature e la riduzione delle piogge.   In Papua Nuova Guinea, l’ambientalista Alfred Masul sta lavorando per rafforzare la resilienza alle intemperie e all’innalzamento del livello del mare. Sta proteggendo la fragile costa della sua isola piantando mangrovie, il che incoraggerà anche i pesci a tornare in quelle acque e fornirà una preziosa fonte di cibo. In Giamaica, che negli ultimi anni ha sofferto per la siccità a seguito di un calo del 30% delle precipitazioni, le comunità stanno imparando a raccogliere l’acqua piovana, un’abitudine che può costruire resilienza e aiutare lo sviluppo aiutando a rafforzare la sicurezza alimentare e a creare posti di lavoro.

La Utoikamanu però conclude avvertendo che «Le catastrofi climatiche stanno crescendo in frequenza e gravità, quindi i rischi per le persone che vivono sulle isole e per lo sviluppo in generale si intensificheranno soltanto. Speriamo che vengano intrapresi nuovi passi per l’azione climatica, che gli oceani e i mari che circondano le isole possano essere meglio conservati e che i sistemi di sanità pubblica possano essere rafforzati. Il SIDS cercherà anche di ampliare nuove opportunità di crescita economica, così come il SAMOA Pathway che suggerisce di “creare partnership autentiche e durevoli per lo sviluppo sostenibile”».

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