Sempre più evidente il legame tra rischio osteoporosi e inquinamento atmosferico

0

Sempre più evidente il legame tra rischio osteoporosi e inquinamento atmosferico

Dal 2000 in Italia oltre 1,5 milioni di fratture di femore da osteoporosi negli over 65 e 18 miliardi di euro di costi sanitari. Da diversi studi emergono prove di associazione tra decalcificazione ossea e inquinamento ambientale
www.greenreport.it

Il 20 ottobre si celebra la Giornata Mondiale dell’Osteoporosi e come emerge dalle proiezioni basate sullo studio “Decreasing trend of hip fractures incidence in Italy between 2007 and 2014: epidemiological changes due to population aging” pubblicato nel marzo 2018 su Archives of Osteoporosis e condotta da un team italiano condotto dall’epidemiologo Prisco Piscitelli e coordinato da Umberto Tarantino dell’Università di Roma Torvergata, dal 2000 ad oggi in Italia tra gli over 65 ci sono state oltre un milione e mezzo di fratture, con una crescita costante che ha raggiunto quasi 100.000 ricoveri/anno (+20% nelle donne e +30% nei maschi). La Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) sottolinea che «Due fratturati su tre hanno più di 80 anni e quattro volte su 10 si tratta di una donna oltre gli 85 anni di età» e che quella scattata dallo studio è «Una fotografia allarmante se si pensa agli esiti: 400.000 decessi post-frattura e 200.000 casi di invalidità permanente. Tra il 2000 e il 2019 si stimano in 18 miliardi di euro i costi sanitari per ricoveri, interventi e riabilitazione, a cui si aggiungono almeno 2 miliardi di pensioni d’invalidità pagati dall’INPS».

, recenti studi suggeriscono che, oltre all’età, a una ridotta attività fisica e al fumo, anche le esposizioni ambientali possono essere associati a un aumento di fratture.

Elena Colicino del Mount Sinai Hospital di New York e componente del Comitato Scientifico della Sima, spiega che «L’inquinamento atmosferico (il particolato con un diametro minore di 2.5 micron) è stato recentemente associato a un incremento di tasso di ospedalizzazione per fratture femorali e di polso in 9 milioni di americani over 65 anni1 e in 6000 norvegesi. Una cattiva qualità dell’aria (con elevati livelli di PM2.5, PM10 e black carbon) è stata, inoltre, associata a una riduzione della densità ossea in uno studio condotto sia su uomini di mezza età, che su uomini tra 75 e 76 anni».

Piscitelli, epidemiologo dell’Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo e vice presidente di Sisma, aggiunge: «Nei nostri studi di analisi dei grandi database sanitari come le schede di dimissione ospedaliera, abbiamo dimostrato che dopo i 70 anni di età le fratture di femore sono una causa di ospedalizzazione di gran lunga superiore all’infarto. Sappiamo che già dal 2005 i costi sanitari delle fratture femorali negli ultrasessantacinquenni in Italia – e dunque su base osteoporotica – hanno superato il miliardo di euro/anno se si include la riabilitazione, superando i costi degli infarti acuti del miocardio che si verificano oltre i 45 anni di età. Il 68% delle fratture si verifica dopo gli 80 anni e in particolare il 40% in donne ultra-ottantacinquenni, mentre il 17% si registra negli ultranovantenni. Rispetto agli inizi degli anni 2000, quello delle fratture femorali sta diventando sempre più un problema del grande anziano».

La Colocino evidenzia che «Alcuni fattori ambientali – tra cui Il piombo, il mercurio, e il cadmio – hanno mostrato di contribuire alla demineralizzazione ossea e a un più alto rischio di osteoporosi. Si affacciano anche nuove esposizioni chimiche (PFAS sostanze perfluoroalchiliche o acidi perfluoroacrilici) principalmente presenti nei packaging alimentare, nel pentolame e come inquinanti indoor, che agendo sul sistema endocrino modulano gli ormoni e hanno un impatto sulla salute delle ossa, provocando una riduzione della loro densità e osteoporosi, principalmente nelle donne in menopausa».

Il presidente Sima, Alessandro Miani, conclude. «Alcuni fattori ambientali — tra cui Il piombo, il mercurio, e il cadmio — hanno mostrato di contribuire alla demineralizzazione ossea e a un più alto rischio di osteoporosi. Questi risultati indicano che tra i possibili rischi della decalcificazione e fratture ossee si possono includere anche fattori ambientali. Cambiamenti tecnologici e politici volti a ridurre le emissioni atmosferiche dannose potrebbero ridurre l’impatto economico per la sanità pubblica anche in quest’ambito».

Share.

Leave A Reply