CICLONE HARRY: NESSUN FERITO E NESSUNA VITTIMA GRAZIE ALLA PREVENZIONE
CICLONE HARRY: NESSUN FERITO E NESSUNA VITTIMA GRAZIE ALLA PREVENZIONE
di Andrea Corigliano – Fisico dell’Atmosfera
Carissimi, oggi desidero parlare ancora una volta dell’intensa ondata di maltempo che ha interessato le regioni meridionali e, in particolare, le due Isole Maggiori e la Calabria. Vorrei infatti chiudere il cerchio su una dinamica atmosferica che abbiamo seguito passo dopo passo e che, come le cronache ci hanno riferito, ha purtroppo causato ingenti danni alle infrastrutture. La furia degli elementi ha colpito duramente e quando questa arriva a livelli eccezionali è impensabile sperare che fenomeni di una simile potenza non lascino il segno sul territorio. Le strade si ricostruiscono, gli alberi si ripiantano, i massi delle dighe si riposizionano e i detriti si raccolgono affinché tutto ritorni come prima, o quasi.

Tutto si risistema tranne una cosa che è la più importante: una vita che viene strappata. Una vittima per il maltempo pesa come un macigno perché quella vita non tornerà mai indietro e non potrà mai più essere ricostruita come invece si fa per un ponte crollato sotto gli schiaffi violenti di un mare in tempesta. Ho visto immagini che mi hanno confermato quanto ancora non ci siano appieno il senso di responsabilità e la consapevolezza che la natura non va sfidata: questa volta la sorte è stata benevola e, in questo caso, bisogna dire che «fortunatamente» non ci sono state vittime. Ma voglio anche dire, a voce più alta, che questo avverbio possiamo anche ometterlo perché se oggi non contiamo feriti e perdite di vite umane è perché la prevenzione ha funzionato: non è quindi stata solo una questione di fortuna, ma anche e soprattutto di un’ottimale gestione del rischio che, per le persone, è stato abbassato alla minima soglia, fin quasi ad annullarlo. La macchina della Protezione Civile, a cui deve andare tutto il nostro grazie, ha fatto sì che il cittadino si sentisse più al sicuro e meno in balìa di un evento meteorologico marcatamente avverso.
Dobbiamo dirlo, perché siamo sempre pronti a puntare il dito quando con un’allerta gialla non cade una goccia di pioggia sul nostro terrazzo di casa – senza peraltro conoscere il significato del livello di allerta – o a deridere il lavoro di chi si trova dietro le quinte stando comodamente seduti alla scrivania con una tastiera sotto le mani. Ecco, un Paese civile si riconosce in queste circostanze: quando c’è comunità, quando si ascoltano gli esperti, quando ognuno di noi si attiene, nel proprio piccolo, a seguire ciò che gli viene consigliato di fare per evitare i rischi legati, in questo caso, ai fenomeni meteorologici violenti. Dietro ciascuna allerta e dietro ogni decisione che viene presa ci sono persone qualificate che analizzano, che studiano e che decidono per il bene civile e per la protezione civile. La protezione civile siamo noi grazie a chi ci guida a fare scelte responsabili per la nostra incolumità quando la natura alza un po’ troppo la voce. Non dimentichiamolo mai.
Un abbraccio a tutti e in particolare agli amici della Sardegna, della Sicilia e della Calabria