Clima che cambia, aeroporti sempre più a rischio
Ecco come vento, precipitazioni estreme e innalzamento del livello del mare stanno mettendo sotto pressione le infrastrutture aeroportuali
di Tommaso Alberti
tratto da INGVAMBIENTE
Negli ultimi anni, l’impatto dei cambiamenti climatici sull’aviazione è entrato sempre più spesso nel dibattito pubblico. L’attenzione si concentra soprattutto su ciò che accade in quota: turbolenze più intense, correnti a getto più veloci, condizioni atmosferiche meno prevedibili lungo le rotte aeree. È un tema reale e ben documentato, che riguarda non solo il comfort dei passeggeri, ma soprattutto la gestione delle diverse fasi di volo.
Ma fermarsi al cielo rischia di offrire una visione incompleta. Gran parte delle criticità legate al clima che cambia si manifesta a terra, negli aeroporti: infrastrutture complesse, estese, progettate su condizioni climatiche che non sono più quelle di riferimento. È qui che eventi meteorologici sempre più intensi e concentrati stanno iniziando a ridurre i margini operativi del sistema dell’aviazione.
Un sistema che dipende dal meteo più di quanto sembri
Gli aeroporti sono nodi fondamentali della mobilità contemporanea. Ogni giorno, migliaia di operazioni si svolgono in una finestra temporale ristretta, con margini di tolleranza ridotti. La sicurezza (e la puntualità) del volo dipende anche – e spesso soprattutto – dalle condizioni meteorologiche nelle fasi di decollo e atterraggio.
Quando vento, pioggia, neve o scarsa visibilità superano determinate soglie operative, anche per periodi relativamente brevi, le conseguenze possono essere immediate: rallentamenti, cancellazioni, dirottamenti. Il problema non è il singolo volo, ma l’effetto a catena che si propaga su scala regionale e, in alcuni casi, continentale.
In un clima che cambia, queste soglie vengono superate più spesso, non necessariamente perché gli eventi siano senza precedenti, ma perché diventano più intensi, più concentrati e meno prevedibili.
Turbolenza in volo e criticità a terra: due facce della stessa medaglia
La turbolenza, in particolare quella che si sviluppa in aria chiara (assenza di nubi), è uno degli effetti più noti del cambiamento climatico sull’aviazione. L’aumento delle differenze di temperatura tra strati atmosferici e le modifiche alla circolazione dei venti favoriscono condizioni più instabili lungo molte rotte, da quelle intercontinentali a quelle europee.
Questo aspetto riguarda soprattutto ciò che accade in quota. Tuttavia, lo stesso contesto climatico che contribuisce a rendere il volo più “mosso” è responsabile anche di una maggiore instabilità nei bassi strati dell’atmosfera, dove si svolgono le operazioni aeroportuali. Vento più intenso al suolo, precipitazioni violente e rapide variazioni delle condizioni meteo rendono più complessa la gestione delle infrastrutture a terra.
In altre parole, cielo e terra non sono due ambiti separati: fanno parte di un unico sistema che reagisce ai cambiamenti climatici su scale diverse.

Vento, precipitazioni intense e visibilità ridotta
Tra i fattori meteorologici più critici per gli aeroporti vi sono il vento e le precipitazioni. Le osservazioni mostrano un aumento della velocità del vento al suolo associato agli eventi intensi, insieme a una maggiore variabilità delle raffiche. Questo rende più difficile mantenere condizioni operative stabili, soprattutto negli aeroporti esposti o circondati da orografia complessa o a livello del mare.
Le precipitazioni intense concentrate in brevi periodi rappresentano un’altra sfida rilevante. In molte aree, la pioggia non aumenta necessariamente in termini di quantità annua totale, ma tende a cadere in episodi più brevi e violenti. I sistemi di drenaggio delle piste e delle aree di manovra, spesso progettati su statistiche climatiche del passato, possono trovarsi rapidamente in difficoltà.
A tutto questo si aggiunge la riduzione della visibilità, un fattore determinante per la sicurezza delle operazioni. Pioggia intensa, neve bagnata o fenomeni convettivi possono abbassare la visibilità al di sotto delle soglie minime, costringendo gli aeroporti a limitare o sospendere temporaneamente le attività.
Effetti locali, conseguenze globali
Anche quando le criticità restano circoscritte a uno scalo, l’impatto non è mai solo locale. Un aeroporto che rallenta o chiude temporaneamente sposta il traffico su altri scali, aumenta la congestione dello spazio aereo e costringe le compagnie a modificare le rotte. Questo comporta tempi di volo più lunghi, con maggiore consumo di carburante e una gestione più complessa delle operazioni.
In un sistema fortemente interconnesso, la vulnerabilità di un singolo nodo si riflette sull’intera rete. È per questo che il cambiamento climatico, pur agendo localmente, produce effetti che si propagano su scala molto più ampia.
Eventi composti: quando i problemi si sommano
Un aspetto sempre più rilevante è quello degli eventi composti. Non si tratta di un singolo fenomeno estremo, ma della combinazione di più fattori che agiscono insieme o in rapida successione. Pioggia intensa, vento forte e mareggiata, ad esempio, possono verificarsi contemporaneamente e amplificare l’impatto sulle infrastrutture.
Per un aeroporto situato in pianura o in prossimità della costa, questo significa dover affrontare condizioni che superano la logica dell’evento isolato. Anche infrastrutture progettate per resistere a singoli stress possono trovarsi in difficoltà quando più sollecitazioni si sovrappongono.
Questi scenari sono particolarmente complessi da gestire perché riducono i tempi di risposta e aumentano l’incertezza operativa.

Aeroporti italiani e vulnerabilità climatica
Anche in Italia, diversi scali sono esposti a queste dinamiche. A Torino, episodi di neve accompagnata da vento hanno più volte rallentato le operazioni aeroportuali, evidenziando la sensibilità degli scali del Nord Italia alle condizioni invernali. Nell’area di Milano, vento e visibilità ridotta hanno in più occasioni imposto limitazioni operative, con effetti immediati sul traffico aereo nazionale. A Fiumicino, temporali intensi e forti raffiche di vento hanno causato diversi episodi di cancellazioni temporanee e ritardi.
Nel Sud Italia, scali situati in aree pianeggianti e prossime alla costa, come Olbia o Palermo, risentono maggiormente della combinazione tra piogge intense e mare alto. Anche in questi casi, bastano pochi episodi critici per mettere sotto pressione un sistema che funziona su margini ridotti.
Venezia: un caso emblematico di rischio a lungo termine
Il caso di Venezia rappresenta un esempio particolarmente significativo di come il cambiamento climatico possa incidere sulle infrastrutture aeroportuali nel lungo periodo.
L’aeroporto Marco Polo si trova in un’area lagunare a quota molto bassa (+2 m sul livello del mare), già oggi sensibile agli effetti delle maree e delle mareggiate. Con la subsidenza del terreno ed il cambiamento climatico, in uno scenario di innalzamento del livello del mare di oltre 1 metro, le conseguenze diventano rilevanti: oltre il 90% dell’area aeroportuale risulterebbe potenzialmente sommersa, con le piste di decollo e atterraggio tra le prime superfici a essere interessate.
Le aree a rischio di allagamento si estenderebbero per decine di chilometri quadrati, coinvolgendo non solo l’aeroporto, ma anche edifici, vie di accesso e infrastrutture di supporto. In questo contesto, la perdita di operatività non sarebbe temporanea, ma strutturale.
Il caso veneziano chiarisce un punto fondamentale: l’adattamento non può limitarsi a interventi puntuali, ma deve coinvolgere la pianificazione territoriale e infrastrutturale nel suo complesso.
Progettare e gestire aeroporti in un clima che cambia
Gli aeroporti europei, inclusi quelli italiani, sono stati progettati su un clima “di riferimento” che sta rapidamente evolvendo. Vento più intenso al suolo, precipitazioni più concentrate e innalzamento del livello del mare riducono progressivamente i margini di sicurezza e di continuità operativa.
Affrontare questa sfida significa integrare le informazioni climatiche nella progettazione delle infrastrutture, nella gestione quotidiana e nella pianificazione a lungo termine. Non si tratta di prevedere eventi eccezionali, ma di riconoscere che ciò che un tempo era raro oggi diventa più frequente.
Garantire la sicurezza e l’efficienza del trasporto aereo in un clima che cambia richiede quindi uno sguardo più ampio: non solo alle condizioni di volo, ma anche – e forse soprattutto – a ciò che accade a terra, dove il sistema dell’aviazione inizia e finisce.ù
Clima di progetto e clima reale
Molte infrastrutture aeroportuali sono state progettate sulla base di statistiche climatiche storiche, utilizzate per definire il cosiddetto “clima di progetto”. In un contesto di rapido cambiamento, questo riferimento rischia di non essere più adeguato. Aggiornare il clima di progetto diventa quindi un passaggio chiave per la sicurezza e la resilienza delle infrastrutture.