Le faglie geologiche nelle profondità del mar Ionio
Tratto da ocean4future
In periodi storici recenti e lontani, il Mar Ionio Occidentale e le regioni circostanti (Italia meridionale) sono stati teatro di terremoti distruttivi e di tsunami violenti. Sebbene tali eventi siano stati studiati da molti autori per il grande impatto che hanno prodotto, la loro origine (meccanismo di zona e di generazione) è ancora pesantemente discussa sia per i terremoti che per i tsunami.
In altre parole, i difetti che hanno generato tali terremoti non sono ancora conosciuti in quanto non si sa se i tsunami associati siano stati generati direttamente dai terremoti o indirettamente da scivolamenti del fondale sottomarino scatenati sismicamente. Purtroppo la mancanza di un’adeguata rete di stazioni sismiche in fondo al Mar Ionio e di una continua acquisizione di parametri geofisici e geochimici a medio e lungo termine impedisce la piena comprensione dei fenomeni tettonici, sismologici e geomorfologici del Mar Ionio Occidentale. E’ in itinere una nuova ricerca che verrà svolta in maniera multi-disciplinare nello Ionio, certamente uno dei mari più affascinanti del nostro Paese, che nei secoli ha subito nelle sue profondità catastrofi devastanti.

mappa del terribile terremoto del 1908
L’ultima, in termini cronologici, fu quella che di Messina e Reggio Calabria del 1908 quando un terremoto sottomarino di magnitudo 7.1, con un epicentro localizzato nello Stretto di Messina, generò un violentissimo maremoto che rase al suolo gran parte delle due città costiere, provocando oltre 80 mila vittime. Il sisma, che si verificò alle ore 5:21:42 (ora locale) del 28 dicembre 1908 danneggiò gravemente le due grandi città costiere in soli 37 secondi. Metà della popolazione della città siciliana e un terzo di quella della città calabrese persero la vita. L’ultimo di una serie di eventi sismici con epicentro sempre nello Stretto di Messina che si perdono nella notte dei tempi. Andando indietro nel tempo, il primo terremoto di cui si ha notizia, avvenne nel 362 (Mw 6,6) d.C.. In seguito, ricordo quelli del 1783 (Mw 6.9), 1693 (Mw 7.4), e del 1169 (Mw 6.6) che causarono ingenti devastazioni e morte in tutta l’area dello Ionio occidentale.

Questo ambizioso progetto si propone di fare luce sulle cause che li hanno generati. Grazie alla collaborazione scientifica tra CNR-IGAG (Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche), CNR-ISMAR (Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche), l’INGV (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia), l’Università la Sapienza di Roma e dieci nuove stazioni di misurazione fornite dall’INGV, saranno installati 8 OBS / H (sismometri da fondo oceanico con idrofono) e due sensori geochimici.

I movimenti che hanno generato tali sismi non sono ancora conosciuti in quanto non si sa se i maremoti siano stati generati direttamente da terremoti locali o indirettamente da scivolamenti del fondo sottomarino scatenati da eventi sismici. La mancanza di un’adeguata rete di stazioni sismiche in fondo al Mar Ionio e di una continua acquisizione di parametri geofisici e geochimici a medio e lungo termine impedisce la piena comprensione dei fenomeni tettonici, sismologici e geomorfologici del Mar Ionio Occidentale. Negli ultimi anni, tuttavia, l’acquisizione di dati multicanale grazie a riflettenti sismici e nuclei di gravità prelevati dal fondo marino insieme al contributo di una nuova stazione di monitoraggio permanente hanno consentito la definizione di un nuovo quadro tettonico del Mar Ionio che ha potuto generare terremoti distruttivi e maremoti, recentemente identificati e mappati più compiutamente.

È pertanto necessario continuare a monitorare queste faglie e determinare se siano sismicamente attive e, in caso di attività sismica, valutare se i movimenti lungo queste faglie potrebbero essere accompagnati da possibili eventi precursori, quali processi di degasaggio e/o sfogo fluido da strutture come dei vulcani di fango. Inoltre, e’ altrettanto importante stabilire se movimenti gravitazionali, come ad esempio frane lungo i margini siciliani-calabresi, possano essere scatenate da eventi sismici a bassa intensità.