NEI PROSSIMI GIORNI CORRENTI ATLANTICHE SEMPRE PIÙ INCISIVE SUL MEDITERRANEO E CON UN OCCHIO SEMPRE RIVOLTO AL FREDDO SULL’EST EUROPEO

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NEI PROSSIMI GIORNI CORRENTI ATLANTICHE SEMPRE PIÙ INCISIVE SUL MEDITERRANEO E CON UN OCCHIO SEMPRE RIVOLTO AL FREDDO SULL’EST EUROPEO

NEI PROSSIMI GIORNI CORRENTI ATLANTICHE SEMPRE PIÙ INCISIVE SUL MEDITERRANEO E CON UN OCCHIO SEMPRE RIVOLTO AL FREDDO SULL’EST EUROPEO

di Andrea Corigliano – Fisico dell’Atmosfera

Con la nuova irruzione di aria fredda che nelle ultime 48-72 ore ha interessato la nostra penisola, risultando più intensa lungo il versante adriatico, si chiude una dinamica atmosferica di stampo invernale che si è fatta strada da metà dicembre e che ha in parte condizionato anche le nostre latitudini pur non raggiungendo l’intensità e la durata riscontrate invece sulla maggior parte del continente europeo. Ora, da ovest, avanza un cambiamento della circolazione che vedrà il temporaneo inserimento di un promontorio mobile, di matrice subtropicale continentale, non in grado tuttavia di garantire una stabilità assoluta dello stato del tempo. La cresta dell’ondulazione sarà infatti strutturata in modo da determinare la risalita di correnti umide e debolmente instabili (fig. 1), i cui prodromi hanno già interessato nella giornata di lunedì 12 gennaio le nostre regioni centro-settentrionali con un primo aumento della nuvolosità e con le prime deboli precipitazioni che sono cadute tra il Levante Ligure e la Toscana settentrionale.

Questo scenario, caratterizzato da cieli spesso grigi, prenderà sempre più piede al Centro-Nord soprattutto nella seconda parte di questa settimana, quando dall’Oceano Atlantico giungerà una saccatura che potrebbe allungarsi fin sull’entroterra nord africano: coadiuvate dalla probabile formazione di un minimo in prossimità delle Isole Baleari, da venerdì le correnti andrebbero sempre più disponendosi dai quadranti meridionali accompagnando così il passaggio di una perturbazione in grado di portare quelle nevicate che fino ad oggi sono mancate soprattutto sui settori alpini centro-orientali (fig. 2). Questa evoluzione potrebbe aprire un periodo in cui il bacino centro-occidentale del Mediterraneo sarebbe destinato a diventare la culla dei sistemi perturbati atlantici, impossibilitati a scorrere seguendo lo schema zonale in quando bloccati dalla persistenza di un vasto e robusto campo anticiclonico sull’Europa centro-orientale.

L’aria fredda qui presente costringerebbe infatti le correnti perturbate a trovare sfogo alle nostre latitudini e quindi a costruire una conca depressionaria a tutte le quote che potrebbe potenzialmente interagire con il flusso artico o polare continentale presente sull’area russa (fig. 3). L’eventuale intreccio tra i flussi, cioè tra quello più freddo orientale e quello più temperato mediterraneo, dipenderà essenzialmente dalla disposizione e dall’intensità del pendio barico che verrebbe a generarsi tra le due circolazioni opposte di alta e di bassa pressione e che non necessariamente potrebbe essere favorevole allo scivolamento delle correnti fredde proprio verso le nostre regioni: per questo motivo bisognerà osservare come si disporranno gli incastri nel corso dei prossimi giorni, alla luce dei nuovi ricalcoli, proprio perché una circolazione ciclonica alle nostre latitudini, capace di funzionare da calamita, potrebbe rappresentare un punto di partenza proprio verso questo tipo di evoluzione.

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