COME CAMBIANO LE CIRCOSTANZE DI FRONTE A UNO STESSO SCENARIO

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COME CAMBIANO LE CIRCOSTANZE DI FRONTE A UNO STESSO SCENARIO

COME CAMBIANO LE CIRCOSTANZE DI FRONTE A UNO STESSO SCENARIO

Di Andrea Corigliano – Fisico dell’Atmosfera

Non è la prima volta e non sarà certamente l’ultima in cui vedremo un campo anticiclonico ben saldo sull’Europa occidentale, sorretto in quota da altezze di geopotenziale anche superiori ai 5760 metri a 500 hPa e ben delineato al livello del mare su valori di poco superiori ai 1030 hPa. Ma sull’Europa sud-occidentale la presenza di questa figura di alta pressione – prevista avanzare nei prossimi giorni fino ad assumere questa posizione nel corso del prossimo fine settimana – evoca situazioni atmosferiche che in anni recenti sono state descritte non certo per prevedere un periodo di pausa dopo una lunga fase piovosa e perturbata come quella che ci stiamo lasciando alle spalle, ma perché sono state responsabili delle condizioni di grave siccità che hanno interessato proprio la penisola iberica e l’Italia come per esempio è accaduto nel corso del 2022. È curioso allora osservare come, a seconda delle circostanze che si presentano, la stessa identica situazione meteorologica possa essere considerata o come una fase di «bel tempo» dopo un lungo periodo molto piovoso o come la prosecuzione di una fase di «maltempo» nel caso in cui una sua persistenza determini un allungamento dei tempi di ritorno delle precipitazioni sui suoli assetati.

A far sì che non si ecceda né da una parte e nemmeno dall’altra ci dovrebbe pensare la variabilità meteorologica che decide, attraverso l’alternanza, i tempi di avvicendamento tra le fasi anticicloniche e soleggiate e quelle cicloniche e perturbate. Sono i blocchi della circolazione atmosferica a ingessare la dinamica e quindi a far sì che lo stesso tipo di tempo persista per settimane o mesi sulla stessa area apportando un peggioramento delle criticità legate al tipo di condizioni meteorologiche che quella circolazione atmosferica comporta. Sono i blocchi della circolazione atmosferica a far aumentare le probabilità che dei nuovi record delle grandezze atmosferiche possano essere raggiunti perché è proprio nella natura del blocco esasperare la fenomenologia che si sviluppa in quella particolare configurazione, qualunque sia la sua natura: dal caldo intenso alle piogge eccezionali, passando anche per le ondate di freddo.

I blocchi sono espressione di un fluido che perde il movimento, che rallenta e che fatica a evolvere perché non ha più la spinta sufficiente per far progredire tutto il sistema: essi fanno ovviamente parte da sempre dell’avvicendamento delle condizioni meteorologiche ma se diventano più frequenti e persistenti – come lo sono diventati negli ultimi decenni – rappresentano un chiaro indice di un clima che è cambiato mostrando meno variabilità, rispetto al passato, delle dinamiche meteorologiche che poi vanno a costruire proprio il clima stesso che, lentamente, assorbe i segnali lasciati nel tempo dalle vicissitudini meteorologiche.

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