ESEMPI DI FÖNH: LO SCENARIO CLASSICO E QUELLO VIZIATO DAL PROMONTORIO SUBTROPICALE

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ESEMPI DI FÖNH: LO SCENARIO CLASSICO E QUELLO VIZIATO DAL PROMONTORIO SUBTROPICALE

ESEMPI DI FÖNH: LO SCENARIO CLASSICO E QUELLO VIZIATO DAL PROMONTORIO SUBTROPICALE

di Andrea Corigliano – Fisico dell’Atmosfera

Abbondanti nevicate stanno interessando i versanti esteri dell’arco alpino, specie quello compreso tra la Lombardia, la Valle d’Aosta e il Piemonte. Il nostro baluardo montuoso si trova esposto alla circolazione nord-occidentale che segue l’ultima perturbazione giunta ieri e che oggi si appresta a lasciare le regioni meridionali (fig. 1, a sinistra).

Le correnti sono infatti costrette dallo sbarramento orografico (stau) a sollevarsi, a raffreddarsi per espansione e quindi a condensare l’umidità contenuta in nubi e precipitazioni prima di ruzzolare a valle per completare il processo dinamico che adesso diventa invece di compressione e di riscaldamento (föhn). Da quando esistono le Alpi, questo è un fenomeno peculiare del clima padano: non solo sa regalare giornate limpide e soleggiate, ma è un autentico spazzino che pulisce l’aria dalle sostanze inquinanti che qui rimangono intrappolate e si accumulano quando la circolazione è ferma.Nelle giornate come oggi la dinamica appena descritta rientra nelle più classiche evoluzioni che comportano l’attivazione di questo fenomeno. Il flusso nord-occidentale trasporta infatti, in quota, una massa d’aria relativamente fredda che presenta un campo termico a 850 hPa compreso tra -1 e -3 °C (fig. 1, a destra): scivolando a valle, questa massa d’aria si riscalderà e solleciterà i termometri a raggiungere i 12-15 °C nelle prime ore del pomeriggio, cioè valori che saranno anche di 5-6 °C oltre la media climatologica del periodo: nulla di eccezionale perché, come detto, situazioni come questa fanno parte del ventaglio di scenari che si possono verificare sul Nord Italia anche nella stagione invernale. La situazione cambia drasticamente quando il flusso da nord-ovest è invece impostato dal promontorio subtropicale che, posizionandosi sull’Europa sud-occidentale con i propri massimi in quota e al suolo, preleva aria calda dalle latitudini meridionali e la trasporta a ridosso dell’arco alpino, dove giunge con una temperatura iniziale a 850 hPa anche intorno ai 10 °C, come è accaduto per esempio tra il 18 e il 20 gennaio 2007 (fig. 2).

Partendo da queste condizioni termiche, è ovvio che il processo di riscaldamento (adiabatico) è notevolmente avvantaggiato perché la massa d’aria è già calda in partenza e è sottoposta a un ulteriore aumento della propria temperatura nel momento in cui raggiunge la pianura. Ecco, proprio sul finire della seconda decade di gennaio di quell’anno a Torino si registrarono 25.3 °C e a Cuneo si raggiunsero i 26.5 °C, cioè valori di anche 18-20 °C superiori alla media del periodo. Altri casi si sono poi verificati anche di recente, in tutte le stagioni. Questo è un esempio di come l’espansione del promontorio subtropicale verso latitudini più settentrionali, diventato più frequente nel corso degli ultimi decenni, può incidere pesantemente sulle dinamiche locali.

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