I FENOMENI ESTREMI DELLE ULTIME SETTIMANE: QUANDO L’INVERNO SI VESTE DI AUTUNNO E C’È ENERGIA IN ABBONDANZA

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I FENOMENI ESTREMI DELLE ULTIME SETTIMANE: QUANDO L’INVERNO SI VESTE DI AUTUNNO E C’È ENERGIA IN ABBONDANZA

I FENOMENI ESTREMI DELLE ULTIME SETTIMANE: QUANDO L’INVERNO SI VESTE DI AUTUNNO E C’È ENERGIA IN ABBONDANZA

di Andrea Corigliano – Fisico dell’Atmosfera

Osservando la distribuzione delle anomalie della temperatura degli ultimi quarantacinque giorni in prossimità del suolo, è evidente come le condizioni prettamente invernali che si sono susseguite da gennaio a oggi abbiano interessato soprattutto il settore settentrionale e centro-orientale del nostro continente (figg. 1 e 2).

Le latitudini mediterranee sono state invece influenzate prevalentemente da correnti più temperate che hanno mantenuto le temperature su valori superiori alla media climatologica, in un contesto atmosferico molto movimentato che ha visto la successione di numerose perturbazioni atlantiche, in movimento lungo una rotta passante spesso per la penisola iberica. Le irruzioni di aria fredda si sono così mantenute a un passo dall’Italia che ne è stata interessata solo marginalmente e che quindi, nel complesso, ha consegnato agli annali un inizio d’anno all’insegna di condizioni termiche e pluviometriche dalle caratteristiche prettamente autunnali. In effetti, le cronache delle ultime settimane ci hanno presentato e continuano ancora oggi a mostrarci gli effetti della persistenza di un segnale perturbato che ha sprigionato tutta la propria energia sotto forma di profonde depressioni, di piogge anche intense ed abbondanti, di venti tempestosi e di mari in burrasca. Un segnale che, come abbiamo visto, si è avvalso anche della collaborazione di notevoli apporti di vapore acqueo che la circolazione ciclonica atlantica ha richiamato a più riprese fin dalle aree tropicali, in seno ad autentici fiumi atmosferici che sono entrati anche alle nostre latitudini portando con sé ingenti ed anomali quantitativi di materia prima che hanno contribuito alla formazione proprio delle nubi e delle piogge: a tal proposito, si può osservare come dall’inizio dell’anno sul Mediterraneo la colonna atmosferica sia stata sovraccaricata, rispetto alla media climatologica, tra i 2 e i 4 chilogrammi per metro quadrato di acqua precipitabile (fig. 3).

Non dimentichiamoci, infine, le condizioni della superficie marina del Mediterraneo che si trova ormai ininterrottamente, salvo rari ed episodici casi, in uno stato termico che non riesce a portarsi nemmeno su valori inferiori al 90° percentile della climatologia di riferimento e che quindi denota la persistenza di una situazione definita come «onda di calore marina» (fig. 4).

In sintesi, possiamo affermare che dall’inizio dell’anno siamo spettatori della combinazione di tre contributi energetici dello stesso segno che sono stati liberati da una dinamica atmosferica propensa a innescare il processo di conversione di questa energia nella fenomenologia che abbiamo ripetutamente osservato: innanzitutto le condizioni della massa d’aria presente che, avendo temperature superiori alla media, era nelle condizioni di ospitare più vapore acqueo per la nota legge di Clausius-Clapeyron, poi l’arrivo dal Mar dei Caraibi di ingenti carichi di vapore acqueo che hanno apportato ulteriore energia al motore atmosferico nel momento in cui, mediante la condensazione, è stato liberato calore latente e, infine, una superficie marina che essendo più calda di quanto dovrebbe essere in questo periodo ha contribuito in parte a rilasciare altro vapore acqueo.

Calore e umidità: quando vanno a braccetto, l’energia del sistema aumenta. Lo dice la termodinamica. Queste sono le conseguenze quando l’inverno non svolge il proprio compito e lascia che la stagione precedente si impadronisca dei suoi tempi meteorologici ma avendo a disposizione anche un surplus di energia. Questa è un’espressione del cambiamento della circolazione atmosferica alle nostre latitudini.

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