LA PRIMA DEL 2026
LA PRIMA DEL 2026
di Andrea Corigliano – Fisico dell’Atmosfera
La corretta divulgazione meteorologica passa, da sempre, da un corretto uso della terminologia che si utilizza per comunicare: non sposa il sensazionalismo perché il suo scopo non è quello di creare allarmismi ingiustificati, né quello di far leva sulla paura e sulla psiche dell’utente per farlo cadere nella trappola del click selvaggio. Alla scienza dell’atmosfera interessa solo evidenziare la realtà per quello che è, raccontandola traducendo in parole semplici ciò che dicono i calcoli della modellistica numerica e ciò che dice, per esempio, la climatologia del periodo rispetto alle condizioni atmosferiche che si stanno verificando. È un modo per avere un’idea su come si sta comportando il tempo rispetto a come si dovrebbe comportare e avere da questo confronto una visione d’insieme sempre più completa ed esaustiva su dove stiamo andando. Perché queste considerazioni?

Perché per la prima volta dall’inizio dell’anno ci siamo trovati, proprio nell’ultima analisi pubblicata, a parlare dell’imminente fase anticiclonica che andrà a rompere l’egemonia del flusso perturbato atlantico e a garantire una fase non solo stabile, ma anche molto mite per il periodo sul Mediterraneo centro-occidentale e su buona parte dell’Europa, dove nel corso della prossima settimana le temperature in prossimità del suolo si porteranno su valori tra i 4 e i 9 °C sopra la media su un intervallo di almeno cinque giorni. Queste cartine le conosciamo ormai molto bene perché accompagnano le analisi sulle linee di tendenza che abbiamo commentato anche in altri periodi dell’anno e soprattutto in estate, quando a queste anomalie termiche corrispondono temperature massime in prossimità del suolo spesso superiori ai 35-36 °C e quindi si traducono in condizioni ambientali che vanno a definire i contorni di un’onda di calore. Queste cartine sono diventate note anche perché, proprio durante l’estate scorsa, sono state bersaglio di coloro che accusano i meteorologi e i climatologi di fare terrorismo.
Eppure queste cartine esistono da sempre. Come, da sempre, il rosso e le sue sfumature cromatiche è il colore che viene utilizzato per indicare un qualcosa che rimanda al calore: un banale esempio è il cerchio rosso del rubinetto dell’acqua calda. Mi piacerebbe che quest’anno si capisca davvero il significato della comunicazione annessa e connessa se dovessero essere riproposte cartine del genere e che non si fugga la notizia con derisione perché si crede che sia confezionata per incutere spavento. Certamente bisognerà anche saper usare le parole giuste per portare avanti un modo corretto di informare a riguardo, ma potete essere certi che chi si avvale del rigore scientifico per raccontare le dinamiche meteorologiche saprà dosare il linguaggio mantenendosi agli antipodi dei modi e dei metodi sensazionalistici che oggi vanno per la maggiore. Vorrei che quest’anno si utilizzi l’informazione asciutta e rigorosa su queste dinamiche – che probabilmente bisognerà andare a cercare con il lanternino – come un aiuto per comprendere appieno le condizioni atmosferiche che si potrebbero verificare. Perché possiamo essere certi che si mette sempre davanti la prevenzione quando a bussare alla porta c’è un fenomeno che può creare criticità.
Vorrei allora un utente più consapevole anche sotto questo punto di vista, cioè più consapevole che alla corretta informazione non interessa suscitare clamore con effetti cromatici, ma si avvale di questi metodi da sempre per aiutare a rendere più immediata la comprensione dello stato meteorologico in cui ci possiamo trovare. Proprio come quel blu cobalto tendente al violetto con cui abbiamo visto dipinta l’Europa orientale e settentrionale da gennaio ad oggi per indicare le condizioni di freddo intenso e di gelo che hanno colpito queste aree e su cui, a quanto pare, nessuno ha fiatato.