PRIME CONSIDERAZIONI SUL COMPORTAMENTO DELL’INVERNO A SCALA EMISFERICA
PRIME CONSIDERAZIONI SUL COMPORTAMENTO DELL’INVERNO A SCALA EMISFERICA
di Andrea Corigliano – Fisico dell’Atmosfera
Non c’è molto da dire sull’evoluzione del tempo previsto per i prossimi giorni perché, seppur il campo anticiclonico non si presenterà particolarmente in forma nella propria struttura verticale, sarà comunque capace di tenere a debita distanza le correnti perturbate atlantiche ad eccezione, come abbiamo detto, delle infiltrazioni di aria umida che si muoveranno dal Mediterraneo occidentale soprattutto verso il nostro versante di ponente.

Si congederà così una stagione invernale che, ancora una volta, entrerà nei nostri annali climatici senza eventi freddi capaci di aver condizionato l’esito di una stagione, ma riservando alle nostre latitudini solo le briciole di una circolazione artica retrograda che invece quest’anno ha caratterizzato la dinamica atmosferica delle aree subpolari.
Da una prima analisi sulla collocazione delle anomalie del campo di pressione al livello del mare emerge infatti un segnale positivo proprio in area polare, contrapposto a un segnale marcatamente negativo che ha invece dominato l’area atlantica e che è stato proprio il motore responsabile dell’incessante flusso perturbato che si è susseguito tra la fine di dicembre e una decina di giorni fa (figura a sinistra).
Se da un lato un campo di pressione superiore alla media ha permesso una continua fuoriuscita dalle aree artiche di masse d’aria molto fredde che hanno in pratica circumnavigato l’anomalia barica per spingersi fino in aperto Oceano e raggiungere le coste orientali statunitensi come è testimoniato dall’anomalia della temperatura a 850 hPa (figura a destra), dall’altro il polo negativo del campo di pressione è lì a testimoniare, più a sud, quel flusso di correnti miti e particolarmente umide che hanno trovato supporto nei fiumi atmosferici richiamati fin dalle aree tropicali e diretti proprio verso il Mediterraneo occidentale, passando per la penisola iberica. Non possiamo quindi dire che quest’anno le caratteristiche di un vero inverno siano mancate nella produzione di dinamiche propense a spostare masse di aria fredda verso latitudini più meridionali, ma l’effetto per l’area mediterranea è stato controproducente perché la traiettoria dei flussi artici verso l’Oceano ha reso più aspro, proprio sulla superficie oceanica, il contrasto termico accelerando la velocità della corrente a getto che, a sua volta, ha reso più violenta la formazione delle figure cicloniche che poi hanno influenzato pesantemente le condizioni meteorologiche dell’Europa sud-occidentale e del Mediterraneo con il continuo passaggio dei sistemi perturbati.
Rispetto all’andamento degli ultimi inverni, sicuramente quest’anno si sono avute maggiori potenzialità per far sì che anche la nostra penisola risentisse di questa circolazione più fredda, ma ciò non è avvenuto. Si parla spesso di come la presenza di campi anticiclonici alle alte latitudini aumenti la probabilità di avere irruzioni gelide verso le basse ma ancora una volta la complessità dell’atmosfera è lì a dimostrarci che avere delle potenzialità maggiori non dà assolutamente alcuna certezza che gli incastri delle figure bariche siano poi favorevoli a generare quel tipo di eventi in un’area ben definita di un continente