RICOSTRUITA LA STORIA SISMICA DEGLI ULTIMI 50 ANNI DEL VESUVIO

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RICOSTRUITA LA STORIA SISMICA DEGLI ULTIMI 50 ANNI DEL VESUVIO

RICOSTRUITA LA STORIA SISMICA DEGLI ULTIMI 50 ANNI DEL VESUVIO

Tratto da IlMondoDeiTerremoti

Un nuovo studio dell’INGV ha analizzato e integrato i tre cataloghi sismici del Vesuvio degli ultimi 50 anni, offrendo una ricostruzione più dettagliata della sua storia sismica recente.Dopo l’eruzione del 1944, l’attività sismica del Vesuvio è rimasta molto bassa fino ai primi anni sessanta, quando sono cominciate a manifestarsi alcune episodiche crisi sismiche di breve durata. Le principali sono avvenute nel 1978–1980 (M 3.0), 1989–1990 (M 3.3), 1995–1997 (M 3.3) e 1999–2000 (M 3.6).

In particolare, il terremoto di M 3.6 del 9 ottobre 1999 è stato il più forte registrato sul vulcano dall’eruzione del 1944. In seguito a quest’ultima crisi, la sismicità è tornata su livelli bassi, con una media di alcune centinaia di eventi all’anno, generalmente di magnitudo inferiore a 2.5, con picchi isolati di M 3.0 e 3.1 nel 2024.

A questi si aggiungono rari terremoti a bassa frequenza (LP/LF), che l’Osservatorio Vesuviano ha iniziato a registrare a partire dal 2003. Si tratta di eventi più complessi rispetto ai classici terremoti vulcano-tettonici (VT), poiché sono legati direttamente alla migrazione profonda di fluidi idrotermali o magmatici. Nel caso del Vesuvio, è più probabile che siano coinvolti fluidi idrotermali visto che non si osservano né deformazioni del suolo né aumenti dell’attività fumarolica. Gran parte dei terremoti vulcano-tettonici avvenuti sul Vesuvio in questi 50 anni sono stati localizzati in due aree principali distinte:• Fascia 0-1 km: questi terremoti superficiali sono legati all’instabilità gravitativa del Gran Cono, che dal 1944 si sta ancora raffreddando internamente. Quando le rocce interne si raffreddano, iniziano a contrarsi e quindi a fratturarsi, e quando succede avviene un piccolo terremoto. • Fascia 1-4 km: le scosse più profonde mostrano caratteristiche diverse, tipiche dei sistemi vulcanici attivi, nelle quali giocano un ruolo fondamentale anche i processi idrotermali o magmatici. Le crisi sismiche della seconda metà del XX secolo si sono concentrate proprio in quest’area, così come i più recenti eventi LP/LF.Oggi il Vesuvio dorme profondamente, a differenza del suo vicino, i Campi Flegrei. I dati degli ultimi anni confermano una sismicità di basso livello, una generale subsidenza del suolo e un lento trend di raffreddamento del campo fumarolico, tutto l’opposto dei CF. Al netto di tutto rimane comunque un vulcano attivo che prima o poi si sveglierà, speriamo il più tardi possibile.

Foto di Dario Grande

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