SI CONCLUDE LA LUNGA FASE PERTURBATA: DAL FINE SETTIMANA ARRIVERÀ L’ANTICICLONE E PORTERÀ CONDIZIONI PRIMAVERILI
SI CONCLUDE LA LUNGA FASE PERTURBATA: DAL FINE SETTIMANA ARRIVERÀ L’ANTICICLONE E PORTERÀ CONDIZIONI PRIMAVERILI
di Andrea Corigliano – Fisico dell’Atmosfera
Con il passaggio della perturbazione che entro venerdì completerà il proprio passaggio sulla nostra penisola, si chiuderà la lunga fase perturbata che ha interessato le nostre latitudini con un’autentica processione di sistemi frontali, giunti fino a noi attraverso quel canale depressionario che ha messo il Mediterraneo in collegamento con le coste atlantiche canadesi. Si chiuderà così una lunga parentesi che non solo è stata particolarmente piovosa sulla maggior parte dell’Italia, ma che ha anche permesso alle temperature di mantenersi su valori superiori alla media del periodo e di contribuire a dare alle condizioni atmosferiche connotati di stampo autunnale: non tragga in inganno, a tal proposito, il fatto che si sono verificate abbondanti nevicate sull’arco alpino – specie sul settore centro-occidentale – perché la distinzione tra un tipo di tempo perturbato autunnale ed uno invernale senza particolari eccessi si vede proprio negli eventi che riescono a portare le nevicate a cadere fino a quote molto basse o in pianura sul Nord Italia e fino a quote collinari sulle aree appenniniche: mancando il freddo nei bassi strati e le irruzioni degne di tale nome, questo tassello è venuto a mancare.

A contribuire ora a mantenere le temperature superiori ai valori tipici dell’ultima decade di febbraio – che tra l’altro porterà l’inverno meteorologico a chiudere i battenti – ci penserà la rimonta di un campo anticiclonico che avrà dapprima caratteristiche azzorriane e poi afro-mediterranee (fig. 1).
Non cambierà tuttavia la sostanza perché sarà sempre l’aria particolarmente mite, di matrice subtropicale marittima, ad essere sospinta verso le nostre regioni almeno fino a metà della prossima settimana. Tra sabato 21 e mercoledì 25 febbraio ci aspetta quindi un periodo in cui la stabilità atmosferica sarà garanzia di un tipo di tempo in prevalenza soleggiato, a parte la formazione di nubi basse che spesso, nella stagione fredda, accompagnano le rimonte anticicloniche quando ci si trova sul ramo ascendente del promontorio in espansione. Con l’arrivo dell’aria mite, che darà certamente una spinta all’aumento delle temperature verso valori pomeridiani ancor più elevati rispetto a quelli di questi giorni – tanto che si potrà anche parlare di un vero e proprio anticipo del volto stabile e mite della primavera – salirà inevitabilmente anche l’altezza dello zero termico in montagna: dopo le recenti abbondanti nevicate, questo incremento costituirà un fattore fortemente destabilizzante per il manto nevoso che si è depositato in modo anche irregolare a causa dei forti venti che in diverse situazioni hanno accompagnato la caduta delle abbondanti nevicate: tra sabato e mercoledì, a circa 1500 metri si prevedono anomalie di temperatura che proprio in corrispondenza del settore alpino potrebbero portarsi tra i 7 e i 9 °C oltre la media climatologica, con lo zero termico previsto oscillare all’incirca tra i 2400-3200 metri non solo sulle Alpi, ma anche lungo l’Appennino (fig. 2).

Concludo con alcune considerazioni. Per quanto il segno dell’anomalia della temperatura raggiunga valori elevati per il periodo e contribuisca a rendere questa stagione termicamente poco invernale, una pausa dopo un lungo periodo piovoso rientra nei normali avvicendamenti dello stato del tempo. Come detto, questa fase potrebbe durare almeno fino a metà della prossima settimana, mentre successivamente potrebbero tornare a farci visita le correnti atlantiche: non è però possibile, ad oggi, sciogliere la prognosi a riguardo e definire già l’entità del probabile nuovo cambiamento perché sussistono delle incertezze sul grado di predicibilità dello scenario meteorologico, legate al fatto che il flusso perturbato dovrebbe ora scorrere a latitudini più settentrionali rispetto alle dinamiche che si sono susseguite fino a oggi in cui, come abbiamo visto, la porta di ingresso delle perturbazioni è stata la penisola iberica.