Le Isole Svalbard: la cassaforte mondiale dei semi

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Le Isole Svalbard: la cassaforte mondiale dei semi

I bunker più sorvegliati al mondo proteggono un tesoro: semi, a cominciare da quelli per l’agricoltura. Conservati così come li ha fatti Madre Natura, al riparo da terremoti, guerre, cambiamenti climatici, contaminazioni biologiche e genetiche… Ecco come funzionano le banche mondiali dei semi.
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È un giardino terrestre nascosto nel permafrost, a 1300 km dal Polo Nord: nei fatti, è la nostra assicurazione sulla vita, contro il rischio che la perdita di biodiversità ci faccia perdere ciò che di più prezioso abbiamo, i semi.

La Svalbard Global Seed Vault è una delle cassaforti destinate alla conservazione del patrimonio genetico delle più importanti colture agricole della Terra.
La struttura, finanziata e gestita dal governo norvegese e supportata dalle più importanti istituzioni mondiali (inclusa la FAO), si trova nei pressi di Longyearbyen, sull’isola norvegese di Spitsbergen, che fa parte dell’arcipelago artico delle isole Svalbard.

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Solo l’entrata dello Svalbard Global Seed Vault è, con un po’ di attenzione, visibile dall’esterno. Per il resto, il bunker è scavato per 120 metri all’interno di una montagna di arenaria e composto da tre sale protette da sistemi di massima sicurezza, superiori a quelli dei caveau delle grandi banche. In effetti si custodiscono qui veri e propri tesori, migliaia di varietà dei semi delle 21 principali fonti alimentari agricole dell’umanità: frumento, riso, mais, patate, fagioli, manioca, mele, soya, sorgo, noce di cocco.

Qui sono al sicuro da guerre, disastri naturali, cambiamenti climatici, parassiti, esperimenti genetici e moderne tecnologie dell’agricoltura intensiva.


I semi sono mantenuti a una temperatura media di -18 °C, al riparo da umidità e altri stress meteorologici. La banca dei semi delle Svalbard si trova a 130 metri sul livello del mare, teoricamente protetta persino dallo scioglimento dei ghiacci artici.

Un generatore a carbone produce l’energia per gli impianti di raffreddamento. Se mai si dovesse fermare, l’ambiente stesso garantirebbe a lungo una temperatura interna mai inferiore ai -3,5 °C: condizioni che permetterebbero alle sementi più sensibili di sopravvire almeno per 55 anni. L’isola stessa è stata scelta per l’assenza di attività tettonica: è sicura anche dal punto di vista sismico.

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Pacchetti a quattro strati proteggono i semi dall’umidità. La banca ha spazio sufficiente per custodire 4,5 milioni di campioni di sementi, il doppio delle varietà di semi che si pensa siano presenti nel mondo.  Dal 2008 (anno in cui è stata inaugurata) a oggi ha accumulato nelle sue cassette di sicurezza oltre 770 mila varietà di semi. Non sono “esemplari unici”: altri campioni sono conservati in poche, analoghe strutture nel mondo e, in ogni caso, nelle banche dei semi nazionali e regionali.


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Il meccanismo di custodia è analogo a quello delle cassette di sicurezza delle più grandi banche: proprietario dei semi è il depositante, ossia la banca del seme che fa arrivare qui i campioni da custodire.  Il governo norvegese è proprietario dell’edificio, ma non dei semi in esso custoditi. L’opera costata oltre 8 milioni di euro, finanziati in parte anche dalla Bill & Melinda Gates Foundation, è stata eletta tra le migliori “invenzioni” del 2008 dalla rivista Time

Le pareti in calcestruzzo e le spesse porte di acciaio proteggerebbero l’edificio anche da scenari di disastro nucleare, attacco terroristico o missilistico, incidenti aerei. Ma la peggiore minaccia all’esistenza delle più rare varietà di semi arriva dalla perdita di materiale genetico dovuta a disastri naturali, tagli di fondi destinati all’agricoltura, selezione di varietà resistenti e geneticamente modificate, o monoculture che mandano in soffitta le varietà di sementi meno utilizzate.

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All’arrivo, le casse con i semi sono catalogate e poi distribuite nelle stanze di massima sicurezza. Ogni cassa contiene al massimo 400 diversi campioni; ogni campione (ovvero ogni bustina di alluminio) contiene circa 500 semi.

L’arrivo di tonnellate di semi da stoccare: anche se la collezione originaria della Svalbard Global Seed Vault proviene dalla Nordic Gene Bank, una banca per la tutela dei semi e del materiale genetico delle piante nordiche, l’edificio protegge varietà di sementi provenienti anche da Paesi molto lontani da qui: tra questi, 2500 varietà di riso dell’organizzazione per la sicurezza alimentare AfricaRice, e 70 mila inviate qui dalle Filippine; 110 mila semi siriani originariamente custoditi ad Aleppo, e ora in fuga dalla guerra; e persino 5 varietà di pomodori endemici delle Galapagos. All’arrivo, le casse con i semi sono catalogate e poi distribuite nelle stanze di massima sicurezza. Ogni cassa contiene al massimo 400 diversi campioni; ogni campione (ovvero ogni bustina di alluminio) contiene circa 500 semi.

Prima di essere stipata nei depositi, ogni cassa viene “mappata” in ogni sua caratteristica fisica con un sistema simile a quello in uso per l’anagrafe di materiale tossico o radioattivo. Rilevatori di movimento tracciano l’ingresso di ogni addetto ai lavori e l’accesso ai campioni è consentito solo a chi lavora nella struttura. Non vi possono entrare nemmeno i ricercatori: per la ricerca, ci sono le banche dei semi nazionali.

Il ruolo della Seed Vault delle Svalbard è semplicemente quello di offrire ai semi un fresco luogo di riposo: alla temperatura di -18 °C, alcuni semi possono durare più di mille anni. Per esempio, l’orzo e il frumento possono resistere 1700 anni, il sorgo fino a 20 mila. Non tutti approvano l’operato delle grandi banche dei semi in quanto i detrattori ritengono che la tutela della biodiversità vada attuata sul territorio, con una capillare sensibilizzazione sulla ricchezza delle varietà agricole, da perseguire con accordi politici che tutelino i contadini dall’ingerenza delle grandi multinazionali (che si appropriano di terre e brevetti di semi). Per altri, strutture come quella delle Svalbard rappresentano roccaforti isolate, tutelate da grandi interessi economici ma di fatto slegate dalla realtà quotidiana e dagli interessi dei Paesi più poveri

In realtà la forza delle banche dei semi è proprio nel numero: nel mondo ne esistono almeno 1.750 (una ventina delle quali anche in Italia), e quella delle Svalbard non è nemmeno la più grande. Il primato spetta alla Royal Botanic Gardens millennium seed bank di Ardingly, nel Sussex (qui vista da fuori), che custodisce circa il 10% dell’intero patrimonio di colture selvatiche del mondo. Nella banca dei semi del Sussex sono conservati circa 290 milioni di sementi sigillate in contenitori di vetro, a prova di radiazioni e sottozero. Il contesto è meno scenografico rispetto alle Svalbard, ma la qualità scientifica è altissima: 25 botanici e genetisti lavorano per conservare correttamente e tutelare i semi conservati qui. Entro il 2020 il centro vorrebbe arrivare ad avere un quarto di tutte le specie botaniche del mondo, in un progetto globale che ha lo scopo di conservare e preservare la biodiversità del pianeta Terra

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