ECCO LE IMMAGINI DEL PUNTO DOVE IL TORBIDONE E’ RIEMERSO A NORCIA (PG) DOPO LA SCOSSA DEL 24 AGOSTO 2016

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ECCO LE IMMAGINI DEL PUNTO DOVE IL TORBIDONE E’ RIEMERSO A NORCIA (PG) DOPO LA SCOSSA DEL 24 AGOSTO 2016

Abbiamo risalito il corso del Torbidone, dall’abitato di Norcia, fino al punto di riaffioramento. Ecco le immagini della forza della natura
Photo Michele Cavallucci
Redazione Blue Planet Heart

Era presente sul territorio prima del terremoto del 1979, che ne aveva fatto scomparire la sorgente, è riapparso dopo la scossa del 24 agosto del 2016, con ancora più forza e portata poi dopo quella del 30 ottobre 2016, destanto meraviglia, stupore e… anche diversi problemi.

Animazione che mostra dove si trova la sorgente del Torbidone, alle pendici di Poggio Valaccone nei pressi di Norcia (PG)

Stiamo parlando del torrente Torbidone (o fiume, come indicato in alcune mappe antiche del posto) che da ormai più di 8 mesi è riapparso nelle campagne di Norcia (PG) riappropriandosi del suo antico corso, costringendo l’uomo, che negli anni ne aveva ristretto l’alveo alle dimensioni di un fosso di campagna, a ripristinarne l’alveo, con lavori ancora in corso nella zona.

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Nella giornata di domenica 2 aprile, insieme all’amico Andrea Morgantini, partiti da Norcia, appena fuori dall’abitato in direzione zona industriale, abbiamo svoltato a sinistra in una strada di campagna, poco dopo il ponte prima di un distributore che si trova sul lato destro e, dopo un paio di km, lasciate le macchine in una piazzola, si è proseguito a piedi.

Il Torbidone, che al contrario del suo nome scorre a tratti anche impetuoso con acque davvero trasparenti, ci accompagna a sinistra nel nostro cammino, mentre costeggiamo l’alveo creato con gli escavatori della Protezione Civile e Genio Militare e, man mano che ci avviciniamo alle pendici di Poggio Valaccone, da dove è riemerso il torrente, possiamo notare come la portata sia davvero notevole, per essere a meno di un km dal punto di raffioramento

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Giunti sul posto, abbiamo indossato stivali di gomma alti almeno quasi fino al ginocchio, visto il terreno completamente intriso d’acqua che in alcuni punti fa sprofondare le gambe in maniera molto pericolosa al suo interno, ragion per cui vi raccomandiamo di non avventurarvi nella zona senza una guida, attrezzature idonea e personale esperto nell’affrontare situazioni simili

Subito si può notare che, in un quadrato di spazio che approssimativamente sarà di 50 metri per lato, l’acqua sgorga da sotto i piedi come se si stringesse una spugna intrisa, con terreno completamente saturo che mostra anche fuoriuscita di bollicine d’aria date dalla pressione del liquido nel terreno stesso. Uno dei fattori più da rimarcare è che, come mostrano le foto, dopo nemmeno 50 metri dalla “fonte” il Torbidone ha una alveo di una larghezza di quasi 20 metri con un altezza, nella parte sinistra verso di noi, di quasi 50 cm.

Una parte della zona dove riaffiora il torrente, è completamente coperta da fitti rovi e bassa vegetazione, e quindi è quasi impossibile poter comprendere se esistano uno o più sorgenti principali che vanno ad alimentare la portata del Torbidone che, secondo i dati della Protezione Civile, negli ultimi giorni era di 2 metri cubi al secondo, leggermente in calo rispetto al massimo di 2.25 mc/s. Nonostante la fitta vegetazione, si riescono però a scorgere, all’interno, dei resti di ruderi, come se nella zona, anticamente, ci fosse stato un mulino ad acqua o qualcosa del genere collegato allo scorrere del fiume.

Le immagini e i video nell’articolo non rendono comunque appieno giustizia riguardo alla saturazione incredibile del terreno che gorgoglia ad ogni passo che facciamo, con difficoltà, con i stivali che spesso restano imprigionati nel fango. La temperatura superficiale dell’acqua, misurata con un termometro a sonda ad un km circa dalla sorgente, era di 10,4-10,5 °C

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Che la ricomparsa del Torbidone sia da “imputare” al sisma davvero importante che ha colpito la zona, è ormai cosa conclamata, ma sulle modalità e tipologia di sorgente che lo alimenta, è in corso un grosso dibattito tra studiosi. Lo speleologo Francesco Salvatori avanza questa ipotesi:

Lo straordinario evento è la conseguenza dell’abbassamento di alcune decine di centimetri di una grande porzione dell’area del Pian Grande e zone limitrofe. Abbassamento che ha modificato i consueti itinerari di drenaggio sotterraneo (immagine ante terremoto). Queste linee di drenaggio nella massa calcarea, per l’abbassamento delle porzione di territorio compreso fra le faglie che delimitano il Monte Vettore e la catena che chiude le montagne ad Ovest del Pian Grande, sono state in parte abbandonate per seguirne delle altro più strette e lunghe. Questa ha determinato un innalzamento della superficie piezometrica della falda freatica sottostante al massiccio calcareo, alimentata dalle precipitazione che riversano acqua nei vari inghiottitoi (Pian Grande-Mergani, Pian Piccolo, Pian Perduto) (immagine post terremoto). L’innalzamento della superficie piezometrica è stato di almeno di 80 m ed ha permesso la fuoriuscita dell’acqua dal Torbidone. E’ verosimile ritenere che le sorgenti “normali” del Sordo e delle Marcite, poste 80 m più in basso, a Ovest-Nord-Ovest di Norcia, abbiano diminuito la propria portata. Perchè si ristabilisca una situazione “normale” con le sorgenti del Sordo e delle Marcite uniche a far fuoriuscire l’acqua della falda freatica sarà necessario un tempo più o meno lungo, che al momento è difficile quantizzare. A meno che le modifiche delle vie sotterranee del drenaggio siano tali da rendere permanente la situazione attuale. (F. Salvatori)

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Nel corso di questi mesi sono stati notevoli gli accorgimenti che ha dovuto prendere la protezione civile dopo la ricomparsa del fiume, in quanto, appena fuori dall’abitato di Norcia all’altezza della frazione di Casali di Serravalle, incontrando il corso del torrente Sordo, ne ha notevolmente aumentato la portata costringendo gli operatori ad allargarne l’alveo, quasi fino alla confluenza con il fiume Corno che viene da Cascia, in quanto c’erano stati dei fenomeni di esondazione man mano che la portata era aumentata, e non a causa delle piogge o scioglimento del manto nevoso

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La Protezione Civile sta man mano sistemando l’alveo del Torbidone, avvicinandosi sempre di più al punto di riaffioramento, anche se al momento, per una lunghezza di almeno 300 metri, il torrente scorre con un alveo ampio almeno una ventina di metri, per poi essere convogliato nell’alveo allargato artificialmente.
Oltre all’affioramento della zona delle pendici di Poggio Valaccone, più a valle, in zona San Martino, come segnalato nell’immagine qui sotto, c’è un’altra fuoriuscita d’acqua che sta inondando i campi, acqua che va a confluire nel Torbidone prima del ponte sulla statale che esce da Norcia.

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Per concludere vorremo riflettere sul fatto che, questi fenomeni che per noi restano a volte inspiegabili o stupefacenti, servono a ricordarci di quanto dovremmo rispettare di più la natura e di quanto ci sarebbe da aumentare l’impegno al fine di conoscere scientificamente tutto ciò che ci circonda, in quanto, come ricordo sempre, siamo dei semplici ( e invasivi oltre che maleducati) usufruttuari del Pianeta e non i dispotici proprietari!

Michele Cavallucci
Redazione Blue Planet Heart

 

 

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