Il volo degli scienziati dentro il monsone asiatico

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Il volo degli scienziati dentro il monsone asiatico

Un aereo da ricerca ad alta quota esplora per la prima volta gli strati più elevati del monsone asiatico
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I ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) e dell’Istituto nazionale di ottica (Ino), spiegano che  «Durante l’estate, il monsone asiatico non è solo importante per l’Asia ma influenza la meteorologia di tutto l’emisfero settentrionale. Il Monsone inoltre agisce come un enorme ascensore, pompando enormi quantità di aria e inquinanti dalla superficie fino a 16 km di altitudine. Queste quote sono così elevate che da li l’aria del monsone può ulteriormente ascendere liberamente nella stratosfera, lo strato stabile che si sovrappone la parte inferiore dell’atmosfera e contiene lo strato di ozono che protegge la Terra dalle radiazioni UV. Una volta nella stratosfera, l’aria del monsone si diffonde a livello globale e vi risiede per anni. Le immagini satellitari mostrano una grande nuvola di aerosol – piccole gocce o particelle di polvere – direttamente sopra il monsone e che si estende dalla penisola arabica alla costa orientale della Cina».

Al Cnr evidenziano che «La formazione e le proprietà della nuvola aerosolica che si trova al di sopra del monsone non sono note ed i loro potenziali cambiamenti futuri rappresentano una delle più grandi incertezze nelle previsioni climatiche. Gli aerosol possono riscaldare o raffreddare la superficie terrestre, a seconda della loro composizione e di come interagiscono con i processi di formazione delle nubi. Per questo non siamo in grado di prevedere come la pioggia monsonica risponderà ai cambiamenti delle emissioni di inquinanti ed ai cambiamenti climatici».

I ricercatori Isac e Ino fanno parte del progetto StratoClim (Processi in stratosfera ed in alta troposfera per migliori previsioni climatiche), finanziato dall’Unione Europea. Il cui obiettivo è quello di «comprendere meglio i processi chiave del clima nella troposfera superiore e nella stratosfera per consentire previsioni climatiche più affidabili». Un progetto  portato avanti da un team internazionale composto da 37 istituzioni di ricerca di 11 Paesi europei, Usa, Bangladesh, India e Nepal e guidato dall’Istituto Alfred Wegener (Awi)., che rappresenta una pietra miliare nella cooperazione internazionale per la ricerca nella regione. Il leader del progetto Markus Rex di AWI spiega: «Per la prima volta siamo stati in grado di studiare la composizione dell’aria che raggiunge la regione della tropopausa e la stratosfera sopra il monsone, influenzandone la composizione a livello globale».

E’ così che StratoClim ha fornito le prime osservazioni condotte direttamente nella parte superiore del monsone, «Una regione critica dell’atmosfera terrestre mai esplorata prima da nessun velivolo da ricerca», dicono al Cnr.

Fred Stroh del Centro di Ricerca di Jülich, leader del gruppo di scienziati impegnati nella campagna di misure aeroportate StratoClim, racconta come si è svolta la missione scientifica: «Il velivolo russo M55-Geophysica è decollato dal Kathmandu (Nepal) il 20 luglio per svolgere la sua prima missione scientifica negli spazi aerei del Nepal, India e Bangladesh, portando 25 strumenti scientifici appositamente sviluppati per operare ad altitudini superiori a 20 km – circa il doppio del livello di volo dei normali aerei di linea».  Il Cnr aggiunge che «Questo volo segna l’inizio di una serie di nove voli di ricerca in questa regione che si estendono fino a metà agosto 2017. I voli aerei ad alta quota saranno completati da lanci di palloni da ricerca da stazioni di lancio in Nepal, Bangladesh, Cina, India e Palau».

Francesco Cairo dell’Isac, spiega a sua volta: «Con il nostro contributo sveliamo la natura della nuvola aerosolica, se composta da solfati, composti organici o particolato solido».  Fabrizio Ravegnani, anche lui dell’sac e responsabile di uno strumento per la misura dell’ozono, sottolinea: «Provvediamo ad una informazione cruciale per identificare la quota di provenienza e la natura, stratosferica o troposferica, dell’area investigata». Silvia Viciani dell’Ino, che  ha il compito di assicurare le misure di ossido di carbonio, evidenzia che «il CO è un importante indicatore di incendi di biomasse ed attività antropiche e la sua abbondanza ad alte quote è indice di trasporto dal basso».

Secondo Federico Fierli e Chiara Cagnazzo (Isac) impegnati nell’utilizzare i dati della campagna per migliorare la rappresentazione dei processi atmosferici nei modelli di previsione regionali e globali, «Questa attività osservativa permette di realizzare previsioni più affidabili sul cambiamento climatico e sul futuro dello strato di Ozono».

Rex  conclude riassumendo l’importanza globale della ricerca: «Capire come il monsone risponde alle emissioni di inquinanti umane e al cambiamento climatico è ovviamente di cruciale importanza per i paesi direttamente colpiti da essa. Ma è importante anche per tutti noi. Poiché il monsone ha un impatto sul clima mondiale ed influenza la stratosfera a livello globale, questa ricerca migliorerà anche la nostra comprensione dei processi climatici in tutto il mondo e migliorerà le previsioni climatiche anche nei luoghi in cui viviamo».

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