Gli indios denunciano: boom petrolifero nelle sacre sorgenti del Rio delle Amazzoni

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Gli indios denunciano: boom petrolifero nelle sacre sorgenti del Rio delle Amazzoni

Protesta di indios peruviani ed equadoregni alla COP25 di Madrid: per salvare il pianeta lasciate il petrolio sottoterra
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Una delegazione che rappresenta 25 tribù e nazionalità indigene dell’Ecuador e del Perù ha portato all’attenzione della 25esime Conferenza delle parti Unfccc un grave rischio che corre un bioma vitale dell’Amazzonia – le sacre sorgenti del Rio delle Amazzoni – a causa dalle trivellazioni petrolifere e dallo sviluppo industriale. La regione in pericolo, conosciuta come Cuencas Sagradas del Amazonas –  Amazon Sacred Headwaters, è uno dei luoghi dove nasce il Rio delle Amazzoni e si estende su 30 milioni di ettari tra Ecuador e in Perù – un’area grande quanto l’Italia – dove vivono circa mezzo milione di indigeni di 20 nazionalità (compresi i popoli incontattati e in isolamento volontario) ed è tra i luoghi più ricchi di biodiversità sulla Terra. Eppure, è vulnerabile allo sfruttamento industriale con implicazioni globali irreversibili. Ma l’Ecuador e il Perù stanno attivamente pianificando di espandere l’estrazione petrolifera e di mettere all’asta nuovi blocchi petroliferi in tutta l’area.

La coalizione degli indios peruviani ed equadoregni sottolinea che «Questo è un problema globale che mette in pericolo l’obiettivo mondiale di 1,5 ° C. Se l’Ecuador e il Perù vogliono veramente mantenere il loro impegno per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, non può verificarsi alcun ulteriore sfruttamento del bacino amazzonico».

La Amazon Sacred Headwaters Initiative, guidata dalle federazioni indigene amazzoniche Confenaie, Aidesep, Orpio e Coica, in collaborazione con Pachamama Alliance, Amazon Watch, Fundación Pachamama e Stand.earth, ha pubblicato il nuovo rapporto “The Amazon Sacred Headwaters: Indigenous Rainforest “Territories for Life” Under Threat” che è un vero e proprio campanello d’allarme sul rischio che corre un’area vitale a causa dell’industria petrolifera, ma rappresenta anche un’opportunità che l’Ecuador, il Perù e il mondo devono cogliere perché è un messaggio che viene direttamente da persone le cui culture e stili di vita sono legate strettamente al futuro dei Sacri Sorgenti dell’Amazzonia.

Amazon Watch sottolinea che «Il motivo per cui questa regione della foresta pluviale rimane in gran parte libera dall’estrazione industriale è dovuto agli sforzi profusi delle popolazioni indigene per proteggere e difendere i loro territori. I loro sforzi hanno fermato l’estrazione e rafforzato i diritti degli indigeni in tutta la regione e oltre. Il piano dell’Ecuador e del Perù di espandere notevolmente la produzione di petrolio arriva in un momento di crisi climatica. La scienza è chiara: il mondo deve avviare una rapida eliminazione della produzione di combustibili fossili e a tenere il petrolio sottoterra per avere le migliori possibilità di raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 ° C».

L’industria petrolifera è uno dei principali motori della deforestazione nell’Amazzonia occidentale, sia direttamente che aprendo nuove strade che facilitano l’accesso di altre attività distruttive come l’agroindustria e l’estrazione mineraria, che portano a un’ulteriore deforestazione.

I popoli indigeni hanno diritti di proprietà sulle loro terre ancestrali e la Amazon Sacred Headwaters Initiative teme che se le concessioni petrolifere verranno date aumenterà anche la deforestazione illegale, mentre agli indigeni verranno molti problemi e pochissimi vantaggi, compreso la violenza e le persecuzioni portate dai r taglialegna e dai minatori abusivi. Una violenza che vivono quotidianamente molti popoli indigeni della regione amazzonica, come ha ricordato una delegazione di oltre 20 leader brasiliani che ha protestato alla COP25 di Madrid contro l’assassinio di due Guardião da Floresta Guajajara il 7 dicembre nella Terra Indígena Arariboia, nello Stato del Maranhão.

La coalizione indigena/ambientalista sottolinea che «L’espansione della produzione di petrolio e la ricerca di nuove riserve di greggio – carbonio incombustibile all’interno in uno scenario climatico di 1,5° C – nel sottosuolo di foreste permanenti che aiutano a mitigare i cambiamenti climatici sequestrando il carbonio, esacerberanno notevolmente le perturbazioni climatiche e devasteranno i mezzi di sussistenza e le culture di centinaia di migliaia di indigeni. Mantenere sottoterra 5 miliardi di barili nella regione equivale a evitare oltre 2 miliardi di tonnellate di emissioni di C02 e mantenere l’integrità della foresta vivente preserva 4 miliardi di tonnellate di carbonio sequestrato. La minaccia che la nuova estrazione di petrolio rappresenta per le popolazioni indigene, la biodiversità e le foreste vergini nella regione delle Sacre Sorgenti fa sì che lasciare i combustibili fossili sottoterra sia una priorità planetaria».

Attualmente, circa il 50% dell’attuale produzione di petrolio dell’Amazzonia occidentale finisce in California.

L’Ecuador, abbandonata ogni velleità ambientalista e socialista con il voltafaccia liberista del governo del presidente Lenin Moreno, nel 2020 dovrebbe lasciare L’OPEC, cosa g che gli consentirebbe di aumentare la sua produzione di petrolio. Come se non bastasse, la Cina preme sull’Equador per avere petrolio in cambio di debiti non pagati. L’autore del rapporto, Kevin Koenig, di Amazon Watch, ha fatto notare che «Ci sono circa 14 miliardi di dollari che in questo momento l’Ecuador deve alla Cina e questa è rappresenta una gran parte del desiderio di espandere la produzione e cercare nuovo petrolio. Inoltre, nascosto in questo petrolio ci sono circa 6 miliardi di dollari di debito per accordi su un prestito tra PetroChina e Petroecuador che l’Ecuador sta pagando in barili di petrolio».

Koenig. Sottolinea che «Il rapporto è stato presentato alla COP per evidenziare l’ipocrisia di diversi Paesi, tra i quali la Cina. Tutti questi Paesi stanno facendo dichiarazioni sulla riduzione delle emissioni, Ecuador e Perù stanno facendo dichiarazioni sulla protezione dell’Amazzonia, ma quello che stiamo vedendo è un piano completamente diverso per espandere l’estrazione, c’è un divario tra ciò che i Paesi si stanno impegnando a fare e ciò che stanno effettivamente pensando di fare in termini di espansione dei combustibili fossili».

https://www.stand.earth/sites/stand/files/images/Amazon%20Sacred%20headwaters%20region.jpeg

I leader indigeni sono andati a Madrid per sollecitare una moratoria sulle trivellazioni. Sandra Tukup, una leader indigena equadoregna ha detto alla COP25: <Abbiamo protetto le nostre foreste. Abbiamo tenuto lontane molte compagnie petrolifere. Chiediamo un modello di sviluppo in linea con la scienza climatica, che rispetti i nostri diritti e permetta alle nostre foreste di continuare a prosperare».

Lizardo Cauper un leader indigeno peruviani, ha concluso: «Il mondo deve capire che l’Amazzonia va oltre il Brasile e che noi indigeni del Perù e dell’Ecuador possiamo lavorare a stretto contatto con governi e i filantropi alla creazione di un nuovo modello economico per la foresta amazzonica».

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