3 dicembre 1887: un forte terremoto di VIII MCS – Me 5.5 colpisce la Valle del Crati, nel Cosentino

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3 dicembre 1887: un forte terremoto di VIII MCS – Me 5.5 colpisce la Valle del Crati, nel Cosentino

3 dicembre 1887: un forte terremoto di VIII MCS – Me 5.5 colpisce la Valle del Crati, nel Cosentino

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Si manifestò con due violente scosse a meno di due ore di distanza l’una dall’altra: alle ore 4:45 e 6:25 locali. I danni più gravi avvennero in alcuni paesi della media valle del Crati, nella provincia di Cosenza. I morti furono un centinaio, non molti in rapporto alla violenza del terremoto, perché la popolazione dopo la prima scossa abbandonò le case; una sessantina i feriti, 4.000 i senzatetto. Più colpito fu Bisignano, che allora aveva 4.400 abitanti, ubicato sul lato destro della valle, a circa 350 m di quota, sui contrafforti della Sila greca. La prima scossa causò il crollo di poche case, ma danneggiò quasi tutte le rimanenti; le distruzioni più gravi furono in seguito alla seconda scossa, che colpì edifici già lesionati e sconnessi. La conseguenza fu che il paese venne quasi interamente distrutto: crollarono circa 900 case.

La prima violenta scossa aveva spinto gli abitanti a uscire dalle case, fatto che risparmiò molte vite, poiché due rioni dei sette in cui era diviso Bisignano furono quasi rasi al suolo dal terremoto e gli altri furono danneggiati gravemente, tanto che nessun edificio rimase illeso. Gli edifici monumentali, fra cui le chiese di San Domenico e di San Francesco e la biblioteca, furono pressoché distrutti insieme alla maggior parte degli altri fabbricati. Gli edifici che restarono in piedi erano così danneggiati da risultare pericolanti e inabitabili, tanto da dover essere demoliti. Anche la caserma dei carabinieri dovette essere evacuata. La chiesa di Santa Maria del Popolo riportò il crollo di una cappella e di un’intera parete laterale. I quartieri più danneggiati furono quelli di Piazza, Piano e Santa Croce. Tutte le chiese furono dichiarate inagibili per i danni riportati. La cappella che sorgeva sul monticello centrale non ebbe, invece, danni, forse per la sua piccola mole. I conventi dei Riformati e dei Cappuccini, la cattedrale con il seminario, e la residenza vescovile, furono invece danneggiati gravemente. Il Genio civile stimò 392 proprietari danneggiati per un importo di lire 368.562.

La scossa causò danni molto gravi anche nelle località di Roggiano Gravina, Cervicati e San Martino di Finita (effetti di grado VIII MCS o di poco inferiori). A Roggiano, situata una quindicina di chilometri a nord-ovest di Bisignano, nei pressi del fiume Follone, 24 case furono demolite e le altre risultarono tutte più o meno danneggiate, soprattutto negli interni e nelle coperture, che crollarono quasi ovunque. Secondo molte testimonianze, in paese tutta la popolazione fu svegliata dalla prima scossa, preceduta da un rombo e così forte da sbalzare le persone dai letti e costringerle ad appoggiarsi a qualche sostegno per non cadere; tutti gli abitanti fuggirono all’aperto. Alcuni contadini videro gli animali scappare, gli alberi oscillare e cadere qualche embrice dai tetti dei casali. Il Genio civile stimò 316 proprietari danneggiati, per un importo di 140.060 lire. Nei giorni seguenti alle scosse principali si avvertirono frequenti repliche, che contribuirono ad aggravare le lesioni già esistenti, rendendo necessarie altre demolizioni e puntellature. 9 San Martino di Finita sorge sul lato sinistro della valle del Crati, di fronte a Bisignano, sul versante orientale della Catena Costiera a circa 550 metri s.l.m.; in questo paese diversi edifici subirono lesioni più o meno gravi, che andarono ad aggiungersi a quelle causate dal precedente terremoto del 1854: furono danneggiate gravemente 21 case, di cui 12 furono dichiarate inabitabili e richiesero la demolizione pressoché completa; le rimanenti 9 necessitarono di pronte riparazioni. La chiesa parrocchiale dell’Immacolata fu interamente lesionata e il campanile, alto una quindicina di metri, crollò tra il 24 e il 25 dicembre, rovinando anche la navata sinistra e parte del soffitto della navata maggiore; la chiesa fu chiusa al culto. Il Genio civile stimò 23 proprietari danneggiati, per un importo di 19.519 lire.

Pochi chilometri più a nord, a Cervicati, nei pressi di San Marco Argentano, quasi tutte le abitazioni rimasero più o meno lesionate; le scosse successive aggravarono i danni, specialmente nei vecchi fabbricati. I più danneggiati furono 8, di cui 3 dovettero essere in parte demoliti, perché i muri esterni risultarono fuori piombo e distaccati dai rispettivi pavimenti; i rimanenti si poterono rafforzare con pilastri esterni, catene di ferro e altri accorgimenti. Tra i fabbricati più colpiti ci fu anche la chiesa di San Nicola, nella quale si osservò il distacco del soffitto e lo spostamento dei muri laterali e dell’arco maggiore; la parte superiore del campanile dovette essere in seguito demolita perché pericolante. Al di fuori della ristretta area degli effetti maggiori, il terremoto causò danni di media entità (grado VII MCS o poco meno) in una decina di altri centri del cosentino, comprese alcune località sulla costa tirrenica, a ovest della Catena Costiera. Il terremoto fu sentito fortemente in tutta la provincia di Cosenza, compreso il capoluogo, dove fu riscontrato l’allargamento di vecchie lesioni preesistenti in alcuni edifici. Verso nord, la scossa fu avvertita leggermente fino a Salerno e a Potenza, a sud fino a Reggio Calabria, Messina e alcune località del messinese, fra cui le isole di Panarea e di Stromboli.

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