Il governo giapponese non dovrà risarcire le vittime del disastro nucleare di Fikushima Daiichi

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Il governo giapponese non dovrà risarcire le vittime del disastro nucleare di Fikushima Daiichi

L’agenzia nucleare revoca il divieto di attività della centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa, la più grande del mondo
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Il 26 dicembre, l’Alta Corte di Tokyo si è pronunciata su una causa intentata contro il governo giapponese e la Tokyo Electric Power Company (Tepco) da una decina di querelanti della prefettura di Fukushima che sono stati evacuati a Tokyo dopo il disastro nucleare di Fukushima Daiichi del marzo 2011 e ha revocato in parte la sentenza di primo grado emessa dalla Corte distrettuale di Tokyo nel 2018. Stando alla nuova sentenza, sarà la Tepco a dover pagare l’intero risarcimento, negando invece la responsabilità del governo giapponese.

La sentenza di primo grado aveva stabilito che il disastro nucleare avrebbe potuto essere evitato se il governo giapponese e la Tepco avessero adottato le misure preventive necessarie, quindi entrambe le parti erano state riconosciute responsabili e avrebbero dovuto risarcire i querelanti per una somma di circa 59 milioni di yen. Sarebbero già più di 30 cause legali per le conseguenze dell’incidente nucleare di Fukushima Daiichi.

Intanto, la GTepco è protagonista di un’altra decisione, questa volta presa il 27 dicembre dall’Autorità di regolamentazione nucleare del Giappone (NRA) che ha deciso di revocare un ordine di sospewnsione delle attivitò della centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa nella prefettura di Niigata, un passo importante verso il riavvio della centralew nucleare più grande del mondo, con ben 7 reattori e con una capacità di 8.212 megawatt.

Una volta revocato il divieto, l’attenzione si sposterà sull’ottenimento del consenso della comunità locale per il riavvio della centrale nucleare.

Come spiega l’Asahi Shimbun, «L’NRA ha deciso di revocare l’ordine perché ha valutato che l’impianto era in uno stato in cui “ci si può aspettare un miglioramento autonomo”, che è lo stesso livello minimo di altri impianti nucleari. Tuttavia, l’ANR si concentrerà sulla verifica del funzionamento del sistema per sostenere i miglioramenti anche dopo la revoca dell’ordine.

TEPCO aveva già completato l’esame sui reattori n. 6 e n. 7 dell’impianto, necessario per riavviare l’impianto, nel dicembre 2017, ma successivamente erano stati scoperti una serie di problemi, tra i quali il mancato funzionamento delle apparecchiature per rilevare le intrusioni non autorizzate e l’ingresso di dipendenti nella sala di controllo centrale utilizzando la carta d’identità di un’altra persona ed è saltata ogni autorizzazione.

Nell’aprile 2021 l’NRA ha emesso un ordine di misure correttive che vietava il trasferimento di combustibile nucleare all’interno dell’impianto, sostenendo che TEPCO violava la legge sulla regolamentazione e la sicurezza dei reattori nucleari, inclusa la mancata protezione dei materiali nucleari e l’ingresso di personale non autorizzato in aree sensibili.

La centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa era stata parzialmente danneggiato da un terremoto nel 2007 e le amministrazioni locali dei dintorni erano sempre più preoccupate per la sicurezza di cittadini e ambiente, mentre la popolazione mostrava una crescente sfiducia nel nucleare. La centrale è inattiva dal 2012, dopo il disastro di Fukushima del 2011 che portò alla chiusura di tutti i 54 reattori nucleari giapponesi che fino ad allora erano considerati i più sicuri del mondo.

I funzionari dell’NRA hanno condotto ispezioni per oltre 4.000 ore per verificare lo stato dei miglioramenti e il 6 dicembre hanno pubblicato una bozza di rapporto in cui si afferma che i problemi sono stati migliorati. Uun team guidato da Shinsuke Yamanaka, presidente della NRA, ha condotto un sopralluogo l’11 dicembre e ha incontrato il presidente della TEPCO il 20 dicembre.

Yamanaka ha affermato che «La revoca delle restrizioni è stato il primo passo e TEPCO continuerà a migliorare le procedure di sicurezza. TEPCO è una compagnia unica; in un certo senso è stata lei a causare l’incidente. E’ responsabilità dell’operatore continuare a migliorare e il nostro compito è controllare se il miglioramento venga effettuato adeguatamente».

Gravata dai crescenti costi dello smantellamento del cadavere radioattivo di Fukushima Daiichi e dai risarcimento dei residenti colpiti dal disastro, la TEPCO è ansiosa di riavviare i reattori di Kashiwazaki-Kariwa. MA il riavvio dell’impianto richiede il consenso locale, compreso quello del governatore di Niigata Hideyo Hanazumi che non sembra molto favorevole e ha annunciato: «Chiederò la fiducia agli abitanti della prefettura», anche se non ha detto come lo farà. Inoltre, non è stato sviluppato un piano di evacuazione in caso di grave incidente nucleare, che è un prerequisito per il consenso. Il presidente della TEPCO Tomoaki Kobayakawa ha assicurato che la compagnia  fornirà le sue misure di sicurezza e protezione ai residenti locali, che devono approvare il riavvio. Ma in Giappone la credibilità della TEPCO è pari a zero.

Attualmente, in Giappone ci sono 33 reattori nucleari inutilizzabili. 12 reattori sono stati riavviati secondo i nuovi standard di sicurezza più severi post-Fukushima e il governo vuole rimetterne in funzione un’altra 20, un obiettivo che in molti considerano eccessivamente ambizioso e rischioso.

Nel frattempo, il governo di centro-destra del premier giapponese Fumio Kishida, che sta cercando di accelerare la ripresa dell’attività  delle centrali nucleari ha annunciato che all’inizio del 2024 terrà dei briefing per i comuni per cercare il loro consenso offrendo compensazioni fino a 1 miliardo di yen (7,02 milioni di dollari).

Il governo giapponese vuole riavviare il maggior numero possibile di reattori per massimizzare l’energia nucleare e raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione deve ridurre la sua dipendenza dai combustibili fossili importati come il gas naturale liquefatto (GNL). L’Institute of Energy Economics prevede che le importazioni di GNL del Giappone scenderanno da 64 milioni di tonnellate quest’anno finanziario ai 58,5 milioni di tonnellate nel prossimo anno.

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