CORRENTI ATLANTICHE INFINITE, MA CON IL PROBABILE INSERIMENTO DI ARIA PIÙ FREDDA SUL FINIRE DELLA SETTIMANA. CONTINUANO LE PIOGGE ESTREME SULLA PENISOLA IBERICA

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CORRENTI ATLANTICHE INFINITE, MA CON IL PROBABILE INSERIMENTO DI ARIA PIÙ FREDDA SUL FINIRE DELLA SETTIMANA. CONTINUANO LE PIOGGE ESTREME SULLA PENISOLA IBERICA

CORRENTI ATLANTICHE INFINITE, MA CON IL PROBABILE INSERIMENTO DI ARIA PIÙ FREDDA SUL FINIRE DELLA SETTIMANA. CONTINUANO LE PIOGGE ESTREME SULLA PENISOLA IBERICA

di Andrea Corigliano – Fisica dell’Atmosfera

In una dinamica atmosferica che continua a veicolare senza sosta sistemi perturbati verso il bacino del Mediterraneo e che quindi mostra una certa monotonia nella descrizione dell’evoluzione del tempo, questa mattina una modifica della disposizione dei centri motore del tempo a scala sinottica prende forma sul finire della nuova settimana. Inizia infatti a irrobustirsi quel segnale di cui avevamo parlato nell’ultima analisi, in merito a una possibile ondulazione più marcata del flusso portante in quota che avrebbe potuto estendere a latitudini più meridionali l’influenza delle masse d’aria più fredda. Questo cambiamento sarà preceduto da una fase molto mite che attraverserà la nostra penisola da ovest verso est tra mercoledì 11 e venerdì 13 quando una temporanea accelerazione delle correnti zonali, generata da un elevato gradiente barico orizzontale che si imposterà tra la circolazione ciclonica d’Islanda e l’alta pressione delle Azzorre, trasporterà alle nostre latitudini una massa d’aria temperata tanto che in quota, a circa 1500 metri, si prevedono anomalie positive per lo più comprese tra 4 e 8 °C. (fig. 1).

In un contesto che resterà comunque improntato al dinamismo del regime depressionario e quindi alla successione di nuove perturbazioni, vivremo così giornate che continueranno mostrare caratteristiche davvero poco invernali, visto che l’aumento termico comporterà anche una risalita della quota dello zero termico e quindi del limite pioggia-neve che si porterà a quote elevate, specie sulla catena appenninica. Nel fine settimana, invece, una maggiore ondulazione della corrente a getto polare imposterà probabilmente uno scambio meridiano delle masse d’aria sotto l’influenza di una saccatura artica che, dalla penisola scandinava, potrebbe estendere il proprio raggio d’azione verso l’Europa centrale e da qui veicolare verso sud aria più fredda (fig. 2, a sinistra).

Pur restando il Mediterraneo inserito in una circolazione ciclonica e quindi ancora propensa a ospitare o generare sistemi perturbati, si andrebbe però verso un calo termico che dovrà ancora essere quantificato ma il cui segnale è già ben visibile in una prima stima dello scarto negativo dalla media climatologica che potrebbe farsi strada da ovest nel prossimo fine settimana: a tempo debito, vedremo qualche dettaglio in più (fig. 2, a destra). Non si tratterebbe però, almeno per il momento, di un’evoluzione legata a una situazione di bocco della circolazione e quindi questa fase dovrebbe essere passeggera. Avrà il merito di abbassare il campo termico portandolo su valori più consoni alla stagione invernale – ovviamente senza alcun eccesso – e di porre una tregua ai continui eccessi pluviometrici che stanno ripetutamente interessando la penisola iberica e il Marocco: basti per esempio pensare che nell’alluvionata Grazalema, di cui abbiamo parlato di recente, sono caduti all’incirca 2300 millimetri di pioggia nelle ultime tre settimane, vale a dire all’incirca 500 millimetri in più rispetto alla cumulata media annuale che si aggira intorno ai 1800 millimetri: in tre settimane, oltre la pioggia di un anno è un evento estremo all’ennesima potenza. Questa dovrebbe essere una notizia da prima pagina e, invece, non se ne parla perché, come sempre, quando c’è di mezzo il cambiamento climatico si preferisce guardare dall’altra parte. L’atmosfera può mettere sul piatto tutti i fenomeni estremi che vuole – il ciclone Harry che ha devastato Sardegna, Sicilia e Calabria era solo l’ultimo della serie nella regione mediterranea – ma si continuano a ignorare quelle che sono le potenzialità di un sistema che ha più calore e più vapore acqueo a disposizione.

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