Quegli aspetti insospettabili che (forse) dicono chi sei

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Quegli aspetti insospettabili che (forse) dicono chi sei

Si può capire la personalità di qualcuno dal suo smartphone? Il partito per chi si vota dagli animali domestici? 6 insospettabili fattori predittivi che dicono molto di chi siamo.
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Gli studiosi li chiamano fattori predittivi perché permettono di cogliere alcuni tratti della nostra personalità – o prevedere dei comportamenti futuri – da dettagli apparentemente insignificanti e senza alcuna correlazione.

Possedere un gatto, secondo una ricerca del TIME rivela qualcosa delle nostre idee politiche. E anche il tipo di smartphone direbbe qualcosa di noi…

Sulla loro attendibilità non tutti sono d’accordo, ma negli ultimi anni sono state compiute numerose ricerche che si basano sui fattori predittivi , in psicologia come in economia, basandosi su interviste o sulla raccolta di un enorme mole di informazioni (big data) attraverso siti web e social network. E i risultati a volte sono davvero sorprendenti.

1 – i gatti e le nostre idee politiche

Se avete un gatto è più probabile che abbiate opinioni politiche liberal (di sinistra, progressiste): a sostenerlo è la rivista Time che nel 2014 ha realizzato una ricerca tra 220 mila lettori. Ha pubblicato online un questionario di 12 domande su vari aspetti, dalla preferenza per cani o gatti, alla pulizia della scrivania, dalla preferenze tra film d’azione e documentari al browser usato per navigare su internet. I ricercatori sono riusciti a stimare le idee politiche dei lettori in base ai dati raccolti e al confronto con precedenti progetti di ricerca che avevano trovato differenze tra liberali e conservatori su questioni non direttamente legate alla politica.

Molti lettori non si sono ritrovati e hanno espresso il loro scetticismo, ma Time ha confermato la validità della ricerca: chi preferisce i gatti come animali domestici è più probabile abbia simpatie di sinistra.

2 – Lo smartphone e la nostra personalità

Le scuole di psicologia della Lincoln University e dell’Università di Lancaster hanno realizzato due studi per comprendere se ci fossero attinenze tra la scelta dello smartphone e la personalità.

Secondo il primo studio, che ha impegnato 240 volontari (non moltissimi, a dire il vero), gli utenti di Android sono percepiti come più umili, alla mano e onesti ma decisamente meno estroversi rispetto a chi possiede un iPhone.

Il secondo studio, che è stato esteso a 530 volontari, ha confermato la percezione di umiltà, aggiungendo che le donne sarebbero due volte più propense a possedere un iPhone di un telefono Android e gli utenti di iPhone pensano che sia più importante avere un telefono di alto livello rispetto agli utenti Android.

Al contrario, gli utenti Android hanno maggiori probabilità di essere maschi, più anziani e meno interessati alla ricchezza e allo status sociale.

Secondo l’autrice dello studio, Heather Shaw, ancora di più si potrebbe capire di una persona dalle app che scarica: «È sempre più evidente che gli smartphone stanno diventando una versione mini digitale dell’utente, il che spiega perché molti di noi non apprezzano quando altre persone usano i nostri telefoni: possono rivelare molto di noi».

3 – Il cibo per gli uccellini e la nostra affidabilità finanziaria

Il premio Pulitzer Charles Duhigg, giornalista del New York Times e autore del libro La dittatura delle abitudini, ha scoperto che negli Stati Uniti le società erogatrici di carte di credito usano parametri molto particolari per capire se un cliente è un buon pagatore. Uno di questi è l’acquisto di cibi per uccellini selvatici. Spiega Duhigg: «Se acquistate semi per uccelli selvatici, state spendendo dei soldi per cibo che state offrendo ad animali che non possedete. E le società di carte di credito sostanzialmente hanno capito che le persone che lo fanno, pagheranno i loro debiti in tempo, perché avvertono un forte senso morale».

4 – Acquistare biancheria intima e lo stato dell’economia

Uno dei fattori in grado di fornire un’idea di come sta andando l’economia di un Paese, secondo gli economisti, è l’acquisto di biancheria intima. In sostanza, ci sarebbe una correlazione tra le vendite di biancheria intima maschile e lo stato dell’economia. In tempi di difficoltà economiche, gli uomini, infatti, pare acquistino meno slip. Trattandosi di un acquisto essenziale come spiega bene il Washington Post, se le vendite diminuiscono è un indicatore abbastanza ragionevole dello stato attuale dell’economia (personale e collettiva).

5 – Facebook e il nostro aspetto

Secondo le statistiche rilasciate da FBI e Facebook, il software di analisi facciale del social network è in grado di identificare con precisione una persona in una foto al 98% dei casi; quelli usati dalla polizia federale americana hanno una precisione minore: appena l’85%.

Ergo, Facebook è in grado di riconoscere una persona più e meglio dell’FBI. La ragione di questa discrepanza è che spesso l’FBI ha una sola foto a disposizione per identificare una persona, mentre Facebook invece ne ha spesso centinaia per ciascuna persona che usa il social network.

6 – TWITTER E LA LUNGHEZZA DEI NOSTRI RAPPORTI

Chi usa Twitter con assiduità sarebbe più propenso a relazioni brevi. Il condizionale è d’obbligo: a dirlo infatti è una ricerca pubblicata qualche anno fa dal sito di incontri e dating OkCupid.

La validità scientifica delle sue conclusioni non è chiara (mentre lo è il conflitto di interessi di chi l’ha commissionata). Ad ogni modo, il sondaggio è stato compiuto su 833.000 utenti, dunque su una considerevole mole di dati. Gli analisti hanno mappato le risposte di circa 833.000 utenti, dai 18 ai 50 anni, tra due archi lineari: coloro che utilizzano Twitter “tutto il tempo” o “ogni giorno” e coloro che non lo fanno. Risultato: le persone che usavano Twitter frequentemente avevano rapporti del 5-10 per cento più brevi rispetto a quelli che non pubblicavano “cinguettii”.

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