Il collegamento tra incendi boschivi e dissesto idrogeologico

0

Il collegamento tra incendi boschivi e dissesto idrogeologico

di Paolo Madonia
ingvambiente.com

Il termine “boschivo” si applica alla definizione di tutti gli incendi che avvengono al di fuori delle aree edificate, comprendendo quelle boscate e cespugliate ed i terreni coltivati o incolti.

Le cause di questi incendi sono purtroppo in larghissima parte legate ad azioni criminali deliberate. In misura minore sono dovute a comportamenti imprudenti, come l’abbandono di mozziconi di sigaretta accesi o l’uso del fuoco in spazi aperti durante la stagione secca.

Quelli dovuti a cause naturali sono poi rarissimi. Fanno eccezione aree particolari come i vulcani attivi. Infatti la ricaduta sulla vegetazione di brandelli di magma o altro materiale incandescente emesso durante le esplosioni vulcaniche, come il contatto delle piante con le colate laviche, può dare luogo ad incendi anche di vaste proporzioni.

Un esempio è Stromboli, in seguito alle esplosioni parossistiche verificatesi nell’estate del 2019. La ricaduta di materiale incandescente ha causato vasti incendi che hanno interessato i fianchi del vulcano sia dal lato dell’abitato di Stromboli sia dal lato di Ginostra.

La distruzione della vegetazione ed i danni alla fauna che nelle zone vegetate svolge il proprio ciclo vitale, sono solo i primi di una catena di eventi negativi innescata dagli incendi boschivi. La copertura vegetale infatti agisce come un cuscinetto che preserva il terreno dall’azione diretta di agenti atmosferici come pioggia e vento. Svolge una azione stabilizzatrice nell’immediato sottosuolo grazie alle radici, il cui intreccio crea una vera e propria rete che aiuta a tenere insieme i vari elementi di cui il suolo è composto: ciottoli, granuli di sabbia e particelle infinitesimali di argilla.

Venuta meno la copertura vegetale in seguito ad un incendio il suolo viene esposto direttamente all’azione degli agenti atmosferici, che innescano fenomeni di dissesto diffuso. L’energia meccanica liberata dall’impatto di una goccia di pioggia su un suolo nudo tende a separare i suoi componenti più minuti, come le particelle sabbiose ed argillose. Si formano così colate di fango e detrito che, scorrendo lungo i versanti, inglobano altro materiale aumentandone progressivamente la capacità erosiva. La loro energia arriva al punto di svellere alberi anche di alto fusto, o abbattere e trascinare a valle manufatti come muri di contenimento o interi edifici.

Le aree vulcaniche, ed in special modo quelle costituite da terreni sciolti (accumuli di scorie, pomici e ceneri), sono particolarmente sensibili a questo tipo di dissesti, e per questo motivo l’INGV è impegnato nel loro studio e monitoraggio su diversi fronti.

Tra i progetti dedicati alla tutela del territorio di queste aree particolari, il progetto C6 (Climatic Changes in volCanoes, Cities, Canyons and Caves) vede coinvolti INGV, Università di Palermo, Area Marina Protetta Isole Egadi e Legambiente e si occupa del monitoraggio degli effetti locali dei cambiamenti climatici, tra i quali anche l’erosione del suolo nelle aree vulcaniche in seguito alla modifica del regime pluviometrico.

Le foto sono di Paolo Madonia

Share.

Leave A Reply