IL GELO A UN PASSO: TRA I RICORDI DEL PASSATO E LA REALTÀ
IL GELO A UN PASSO: TRA I RICORDI DEL PASSATO E LA REALTÀ
di Andrea Corigliano – Fisico dell’Atmosfera
Nella cartina sono riportate le temperature registrate in Europa nel primo pomeriggio di oggi, martedì 3 febbraio: grado più grado meno, sono all’incirca i valori massimi dell’ennesima giornata di ghiaccio di una stagione invernale che sul settore centro-orientale del continente ha cambiato volto nella terza decade di dicembre per proseguire poi sotto la prevalente influenza delle correnti artiche. Quella linea di confine tracciata, che separa il gelo dalle condizioni più temperate di matrice atlantica, si è anche spostata verso la Francia e la penisola iberica e per brevi periodi si è anche avvicinata alla nostra penisola, senza mai raggiungerla e valicarla avanzando verso sud-ovest senza tentennamenti.

Questa situazione sinottica, che tra alti e bassi dura da poco più di un mese, evidenzia sicuramente un andamento stagionale che fino a questo momento sta mostrando a scala continentale sostanziali differenze rispetto a quanto è successo negli anni scorsi ma, allo stesso tempo, continua a porre l’accento sulla difficoltà delle masse di aria fredda di proseguire il moto retrogrado per la mancanza sul bacino del Mediterraneo di una collocazione delle figure bariche capace di richiamare il flusso ancor più verso ovest, complice anche una spinta molto attiva delle correnti perturbate atlantiche che, in pratica, non hanno mai ceduto le terre di mezzo come la nostra penisola. Tra tutti gli intrecci di isobare che si sono susseguiti nelle ultime settimane, solo quello che si è verificato a inizio gennaio ha temporaneamente aggiunto un tassello al mosaico delle traiettorie dell’est, ma più di una toccata e fuga non siamo andati.
A est sembra di essere tornati a quando venivano lette in televisione, dalle annunciatrici, le temperature minime all’estero durante l’appuntamento delle ore 12:25 di «Che tempo fa»: Mosca -30 °C, Varsavia -22 °C, Praga -16 °C, Budapest -17 °C e via discorrendo. Sembra di essere tornati a quando l’anticiclone russo era una costante degli inverni europei e prima o poi riusciva a estendere la propria influenza verso l’Italia portando periodi caratterizzati dal gelo intenso, senza scomodare necessariamente gli episodi degli anni sacri che hanno fatto la storia della meteorologia italiana come il 1929, il 1956 e il 1985. Già, perché le ondate di freddo serio hanno sempre fatto parte della nostra climatologia invernale in alternanza con le fasi più temperate atlantiche che portavano poi la neve a cadere con estrema facilità in Pianura Padana, facendone accumulare diversi centimetri nel corso di una stagione. Oggi, invece, arriviamo appena alle spolverate e un centimetro di coltre bianca che cade in città a Torino diventa una notizia solo perché interrompe un digiuno record che durava da 1146 giorni: mai infatti, dal 1865, era stata registrata una serie così lunga di giornate senza il minimo accumulo di neve al suolo da essere registrato come «giorno nevoso» (fonte dati: NIMBUS).