Niscemi è “solo” il caso più drammatico, quasi 6 milioni di italiani vivono in territori a rischio frana: la mappa delle zone rosse
La gigantesca frana che colpito Niscemi come una ferita non è un caso isolato, ma solo il più eclatante. E dimostra la nostra crescente vulnerabilità, con il rischio di dissesto idrogeologico che colpisce oltre 5,7 milioni di italiani.
Tratto da greenme.it
I danni causati dal ciclone Harry, che ha devastato le coste siciliane con onde alte fino a 10 metri e venti a 120 km/h, e l’enorme frana in cui sta sprofondando Niscemi sono solo l’ultimo capitolo di una storia che vede come protagonista un Sud Italia sempre più fragile, diventato ormai il punto di rottura del cambiamento climatico.
Ma quasi ovunque, i fenomeni estremi stanno prendendo piede con una frequenza mai vista prima, mettendo a dura prova la resilienza delle comunità locali e le infrastrutture. Le immagini che arrivano dai territori devastati sono la una tragica conferma di una vulnerabilità strutturale che il Paese non può più ignorare.
Secondo di dati del Centro Studi per il Cambiamento Climatico, in Sicilia oltre il 70% del territorio è a rischio desertificazione, e gli eventi estremi, come ondate di calore, siccità prolungate, alluvioni lampo ed erosione costiera, sono ormai una costante.
Il dissesto idrogeologico in Italia, i dati ISPRA
A rappresentare una minaccia crescente per l’Italia è senza dubbio il dissesto idrogeologico, come evidenzia il Quarto Rapporto ISPRA sul Dissesto Idrogeologico in Italia – Edizione 2024, che mette sotto la lente di ingrandimento i fenomeni che hanno colpito il Paese tra il 2022 e il 2024, fornendo un quadro dettagliato sulle frane, alluvioni, valanghe, erosione costiera e i rischi associati in tutto il territorio nazionale.
I dati più allarmanti emergono in relazione alla pericolosità per frane: nel periodo 2021-2024, la superficie a rischio è aumentata del 15%, passando da 55.400 km quadri a 69.500 km quadri, pari al 23% del territorio nazionale.
Le regioni maggiormente colpite sono:
- Toscana (+52,8%)
- Sardegna (+29,4%)
- Sicilia (+20,2%)
e la Provincia Autonoma di Bolzano (+61,2%)
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Questo incremento è dovuto principalmente alla realizzazione di studi più dettagliati da parte delle Autorità di bacino e delle Province autonome. Le aree a rischio elevato (P3 e P4) sono passate dal 8,7% al 9,5% del territorio.
Il triennio 2022-2024 è stato segnato da eventi idro-meteorologici estremi, tra cui le esondazioni nelle Marche nel settembre 2022, le colate di fango a Ischia nel novembre 2022 (con 12 vittime), le devastanti alluvioni in Emilia-Romagna nel maggio 2023 e le intense precipitazioni in Valle d’Aosta e Piemonte nel giugno 2024. Questi eventi sono stati accentuati dai cambiamenti climatici, che hanno determinato un aumento delle piogge intense e concentrate, amplificando il rischio di frane superficiali, colate di fango e alluvioni.
Frane: 5,7 milioni di persone a rischio
Secondo l’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI) dell’ISPRA, sono oltre 636.000 le frane censite nel Paese, con un 28% caratterizzato da dinamiche rapide e altamente distruttive.
Questo impatto diretto riguarda circa 5,7 milioni di italiani, di cui 1,28 milioni risiedono in aree a rischio molto elevato (P3 e P4), corrispondenti al 2,2% della popolazione. Oltre 582.000 famiglie, 742.000 edifici, circa 75.000 unità locali di impresa e 14.000 beni culturali sono esposti a questi rischi.
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Erosione costiera
Sul versante dell’erosione costiera, la situazione ha mostrato segnali di miglioramento: tra il 2006 e il 2020, sono stati registrati 1.890 km di spiagge soggette a cambiamenti significativi, con una netta prevalenza di tratti in avanzamento (+30 km) rispetto a quelli in erosione. Questo risultato è attribuibile agli interventi di ripascimento e di protezione delle coste, che stanno invertendo la tendenza.
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Le valanghe
Quanto alle valanghe, la superficie potenzialmente soggetta a questi fenomeni è pari a 9.283 km², ovvero il 13,8% del territorio montano sopra gli 800 metri di altitudine. Per la prima volta, ISPRA ha realizzato una cartografia armonizzata nazionale, grazie alla collaborazione con AINEVA, il Servizio Meteomont dei Carabinieri e le Regioni competenti.
I dati ISPRA, insomma, confermano che il rischio di dissesto idrogeologico è una realtà crescente, con gravi implicazioni per la sicurezza di milioni di italiani e per la protezione del patrimonio naturale e culturale del Paese. La sfida è quella di affrontare questi rischi con una maggiore consapevolezza e risorse adeguate, per proteggere il nostro territorio e la nostra popolazione.