Quando un mare scompare, le rocce ne conservano la memoria

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Quando un mare scompare, le rocce ne conservano la memoria

Quando un mare scompare, le rocce ne conservano la memoria

tratto da INGVAMBIENTE

Circa 18.5 milioni di anni fa nell’attuale Anatolia centrale, un antico tratto della Neo-Tetide (il mare che un tempo collegava l’area mediterranea con l’Oceano Indiano) si chiuse progressivamente, lasciando spazio ad ambienti continentali.Un nuovo studio, a cui ha partecipato personale INGV e pubblicato su Tectonophysics, ha ricostruito questo passaggio nel bacino di Sivas, in Turchia, analizzando una successione di sedimenti marini e continentali della Formazione di Kemah.

I ricercatori hanno combinato dati paleomagnetici, biostratigrafici e microfossili (in particolare ostracodi e nannofossili calcarei) per datare la transizione da ambiente marino a terrestre. Il risultato indica che la fine della sedimentazione marina in quest’area avvenne nel Burdigaliano medio, circa 18.5 ± 0.5 milioni di anni fa.Lo studio mostra anche che questo cambiamento ambientale coincide con una trasformazione del regime tettonico: da condizioni legate a estensione o transtensione a una fase più compressiva, coerente con la progressiva collisione tra Arabia ed Eurasia.

La mappa mostra come appariva il Mediterraneo orientale circa 18 milioni di anni fa: un mosaico di terre emerse, bacini marini profondi e poco profondi, in una fase in cui gli ultimi collegamenti della Neo-Tetide stavano scomparendo tra la collisione dell’Arabia con l’Anatolia. Leggi l’articolo scientifico: https://buff.ly/PqYjl6r

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