La Posidonia oceanica sempre più a rischio in un Mediterraneo “bollente”
La Posidonia oceanica sempre più a rischio in un Mediterraneo “bollente”
tratto da Rai Pubblica Utilità
Il Mediterraneo si sta riscaldando più rapidamente della media globale e le conseguenze sugli ecosistemi marini sono sempre più evidenti. Negli ultimi anni le ondate di calore marine (marine heatwaves) sono diventate eventi ricorrenti: nel triennio 2023-2025 l’intero bacino mediterraneo ha sperimentato condizioni almeno “forti”, mentre vaste aree hanno raggiunto livelli “severi” o addirittura “estremi”.
Tra gli organismi più vulnerabili c’è la Posidonia oceanica, una pianta marina fondamentale per il Mediterraneo. Le sue praterie coprono circa 19 mila km² lungo le coste europee e rappresentano uno degli ecosistemi più produttivi al mondo: immagazzinano carbonio fino a 30 volte più velocemente rispetto alle foreste terrestri, ospitano migliaia di specie marine e proteggono le coste da erosione e mareggiate.
Ma temperature marine persistentemente elevate stanno mettendo sotto stress questi habitat. Le anomalie termiche prolungate riducono crescita e produttività della posidonia, aumentandone la mortalità. Secondo diversi studi, negli ultimi 50 anni il Mediterraneo avrebbe già perso fino al 34% delle sue praterie, a causa della combinazione tra cambiamento climatico e pressione antropica: ancoraggi, dragaggi, urbanizzazione costiera e inquinamento.
La perdita della posidonia significa meno biodiversità, ecosistemi più fragili e minore capacità del mare di assorbire CO₂ e proteggere le coste. Per questo la tutela delle praterie marine è oggi considerata una delle principali soluzioni naturali per l’adattamento climatico nel Mediterraneo. Proteggere questi ecosistemi non significa soltanto conservare il mare, ma anche rafforzare la resilienza delle nostre coste in un clima che cambia.