Il calore interno della Terra: da dove viene e quale ruolo ha nel funzionamento del nostro pianeta
Dalla formazione del pianeta al suo campo magnetico, la storia dell’energia custodita nelle profondità della Terra
di Domenico Di Mauro
Tratto da INGV
Sotto i nostri piedi, ad oltre 6.000 chilometri di profondità, si trova una delle regioni più estreme del nostro pianeta: il nucleo terrestre. Qui si raggiungono temperature dell’ordine di 5.000-6.000 °C, paragonabili a quelle della superficie del Sole. Eppure, nonostante questo calore estremo, una parte del nucleo, quella più interna, è solida, mentre quella più esterna rimane liquida.
Per capire da dove provenga tutto questo calore e quale ruolo abbia nel funzionamento del nostro pianeta, bisogna tornare indietro di 4,5 miliardi di anni, al tempo della formazione della Terra. La storia del calore terrestre comincia proprio allora e prosegue fino a oggi, attraverso i processi che mantengono il nostro pianeta geologicamente attivo e contribuiscono ad alimentare il suo campo magnetico.
Un pianeta fatto a strati
La Terra non è una massa uniforme, ma è strutturata in gusci concentrici con proprietà chimiche, fisiche e meccaniche molto diverse. Lo strato più esterno, la crosta, è spessa circa 5 – 10 km sotto gli oceani e può raggiungere i 70 km sotto le grandi catene montuose. Al di sotto si trova il mantello, spesso quasi 2.900 km e costituito prevalentemente da rocce solide che, su tempi geologici, si comportano come un fluido molto viscoso.
Più in profondità si trova il nucleo, composto principalmente da ferro e nichel. Il nucleo esterno è costituito da una lega metallica liquida, mentre il nucleo interno, a causa delle enormi pressioni, è una sfera solida con un raggio di circa 1.220 km. È proprio qui che si raggiungono le temperature più elevate dell’intero pianeta. Nonostante temperature superiori a 5.000 °C, la pressione, che supera i 3 milioni di atmosfere, impedisce al ferro di fondere.

Da dove arriva tutto questo calore?
Il calore interno della Terra deriva da due sorgenti principali. Una parte è dovuta al cosiddetto calore primordiale, cioè l’energia residua della formazione del pianeta. Circa 4,5 miliardi di anni fa la Terra si accrebbe attraverso l’impatto di migliaia di corpi rocciosi. Ogni collisione liberava enormi quantità di energia trasformandole in calore, fino a rendere il giovane pianeta un immenso oceano di magma. Parte di quell’energia è ancora oggi immagazzinata all’interno della Terra e continua lentamente a essere dissipata verso lo spazio sotto forma di flusso di calore.
A questo calore primordiale hanno contribuito lo sprofondamento degli elementi più pesanti e densi (ferro e nichel) rispetto ai silicati circostanti, confinati principalmente negli strati più esterni del nostro pianeta, attraverso il processo di differenziazione gravitazionale. E’ un processo che continua ancora oggi su scala molto più limitata, mentre nel nucleo la progressiva cristallizzazione del nucleo interno libera calore latente ed energia gravitazionale.
Al calore primordiale si aggiunge un secondo meccanismo, molto importante, ancora oggi perfettamente funzionante: il decadimento radioattivo di uranio, torio e potassio. Concentrati soprattutto nella crosta continentale, per effetto della differenziazione geochimica del pianeta ma presenti (in concentrazioni inferiori) anche nel mantello e in quantità del tutto trascurabile nel nucleo, il calore radiogenico, dovuto al decadimento radioattivo di uranio-238, uranio-235, torio-232 e potassio-40, rappresenta circa la metà del calore interno totale della Terra.
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Serbatoio terrestre |
Contenuto di uranio |
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Crosta continentale |
~2–3 ppm (parti per milione) |
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Crosta oceanica |
~0,1–0,3 ppm |
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Mantello |
~0,01–0,02 ppm (stima) |
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Nucleo |
probabilmente trascurabile |
