COMPRENDERE COME SI ELABORA UNA LINEA DI TENDENZA, TRA DIDATTICA E PREVISIONE

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COMPRENDERE COME SI ELABORA UNA LINEA DI TENDENZA, TRA DIDATTICA E PREVISIONE

COMPRENDERE COME SI ELABORA UNA LINEA DI TENDENZA, TRA DIDATTICA E PREVISIONE

di Andrea Corigliano – Fisico dell’Atmosfera

Carissimi, oggi vi propongo un articolo a metà strada tra la didattica e la previsione per spiegarvi come si elabora una linea di tendenza. Stiamo cercando di capire se la modellistica numerica sta iniziando a cogliere dei segnali di cambiamento dello scenario atmosferico in grado di porre fine a questa lunga ondata di calore iniziata a fine luglio anche se, come torno ormai spesso a ripetere, rappresenta poi tutto sommato una prosecuzione della lunga fase calda iniziata a maggio. Come avevo espresso nelle precedenti considerazioni a proposito, l’orizzonte temporale di riferimento a cui dobbiamo guardare è quello a cavallo del 20 agosto.

Vi invito, a questo punto, a osservare l’ultimo aggiornamento del modello europeo ECMWF e, in particolare, lo scenario deterministico ad alta risoluzione calcolato per il 18-19 agosto (figura a sinistra). Una configurazione sinottica del genere avrebbe proprio le caratteristiche di una “burrasca” post-ferragostana, caratterizzata dal deciso ingresso di una saccatura alimentata da aria fresca che sarebbe in grado di apportare quella rottura necessaria per porre fine, almeno per qualche giorno, all’egemonia del promontorio nord africano con condizioni di marcata instabilità e sensibile calo delle temperature.
È possibile considerare oggi questo scenario per imbastirci sopra una previsione simile e proporla come notizia al grande pubblico annunciando il… colpo di scena? No, non è possibile, perché al 18-19 agosto manca oltre una settimana e sappiamo che l’atmosfera è un sistema caotico sensibile alle condizioni iniziali.
Proprio perché conosciamo il comportamento di questo meraviglioso mondo che osserviamo ogni giorno, diciamo al modello di simulare una cinquantina di scenari futuri fino al 18-19 agosto partendo da condizioni iniziali – cioè dallo stato di partenza relativo alla giornata odierna – leggermente diverse in modo da simulare quelle piccole differenze a cui il sistema atmosferico è sensibile. Se, ottenute le cinquanta soluzioni, dalla loro media dovessi ottenere uno scenario simile a quello che ho appena analizzato, allora potrei dire che quella previsione è attendibile e potrei anche iniziare a considerarla perché il segnale sarebbe piuttosto robusto. Dalla media della cinquantina di scenari ottengo però un segnale diverso (figura a destra), in cui emerge solo un cenno alla formazione di una saccatura, resa abbastanza visibile da un asse che divide simmetricamente un blando cavo d’onda in transito sull’Europa centrale e con la coda allungata verso il bacino centrale del Mediterraneo.
Se quindi nella previsione deterministica emergono dettagli sulla sinottica – come la formazione di un minimo in quota a cavallo delle Alpi occidentali che richiamerebbe aria fresca dalla Valle del Rodano – nello scenario medio tutto questo non emerge perché, evidentemente, nel mucchio dei cinquanta scenari calcolati ce ne sono alcuni che non sono “concordi” con questo tipo di evoluzione. Non si può allora dire nulla sulla linea di tendenza? Sì, qualcosa si può dire, come per esempio che intorno al 20 agosto potrebbe verificarsi una modifica dello scenario meteorologico con un possibile incremento delle condizioni di instabilità e, per lo meno, con un’attenuazione del caldo: maggiori informazioni non sono ad oggi supportate perché siamo ancora a una distanza temporale che non ci permette di fornirle con un grado di attendibilità medio-alto. Dobbiamo quindi ancora aspettare.

Concludo con un appunto. Quando decisi di voler fare il meteorologo mi dissero che mi sarei dovuto laureare in fisica e specializzarmi poi in fisica dell’atmosfera. E così ho fatto. Fermo restando che ci sono appassionati che trattano la meteorologia con i guanti di velluto, che offrono un egregio servizio alla comunità e che sono solo da elogiare, siamo ormai arrivati al punto in cui le pagine che bistrattano questa scienza sono diventate così tante da trovarci in un’autentica Torre di Babele. Proprio perché manca una cultura di base in questo campo che non ci permette di discernere tra un’informazione scadente e una di qualità, le pagine dai grandi annunci e dai colpi di scena sono poi quelle più seguite, più cliccate e più condivise. E questo, se mi permettete di dirlo, crea solo danni.

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