In Europa la crisi climatica corre a velocità doppia rispetto alla media globale, +2,5°C dal 1850
Copernicus, ha pubblicato i dati sulla crisi climatica aggiornati al 2025, confermando che nessun continente al mondo come l’Europa si sta surriscaldando tanto rapidamente.
Tratto da Greenreport
Il programma europeo di punta per l’osservazione della Terra, Copernicus, ha pubblicato (insieme a istituzioni per l’osservazione del clima globale che spaziano dall’Organizzazione meteorologica mondiale alla Nasa) i dati sulla crisi climatica aggiornati al 2025, confermando che l’Europa è nell’occhio del ciclone: nessun continente al mondo si sta surriscaldando tanto rapidamente.

Nel 2025 la temperatura dell’aria superficiale a livello globale è stata di 1,47 °C superiore a quella del livello preindustriale, rendendo il 2025 il terzo anno più caldo mai registrato, solo lievemente (di 0,01 °C) più freddo del 2023 e di 0,13 °C più freddo del 2024. Anche in Europa il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, con una temperatura media 1,17 °C superiore alla media del periodo di riferimento 1991-2020 e soprattutto di +2,4-2,6°C più caldo rispetto al livello preindustriale (1850-1900). Il Vecchio continente si sta surriscaldando al ritmo di +0,56°C ogni decennio, il doppio rispetto al +0,27°C del dato globale.


«I dati atmosferici del 2025 dipingono un quadro chiaro: di questo passo, il primo limite di sicurezza individuato dall’Accordo sul clima di Parigi – ovvero contenere l’aumento delle temperature entro +1,5°C rispetto all’era pre-industriale – è ormai prossimo a saltare. Ciò non significa che possiamo tirare i remi in barca, semmai il contrario: gli sforzi di mitigazione già messi in campo negli ultimi anni hanno permesso di evitare un trend ancora peggiore, e oggi più che mai ogni decimo di grado evitato ha un valore enorme, permettendo di salvare milioni di vite e risparmiare miliardi di euro.

«Il mondo si sta rapidamente avvicinando al limite di temperatura a lungo termine fissato dall’accordo di Parigi. Siamo destinati a superarlo; la scelta che abbiamo ora – evidenzia nel merito Carlo Buontempo, direttore del Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus – è come gestire al meglio l’inevitabile superamento e le sue conseguenze sulle società e sui sistemi naturali».

Secondo l’ultimo report di Munich Re, nel 2025 le perdite legate ai disastri naturali, aumentati di numero e intensità dal cambiamento climatico provocato dall’uso dei combustibili fossili, hanno causato a livello globale danni per ben 244 miliardi di dollari.

«Il clima e la biodiversità sono in crisi ma, come la rana nella pentola che bolle, i governi vedono le altre crisi, senza accorgersi delle cause. Purtroppo – commenta Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed energia del Wwf Italia – i cittadini europei già soffrono le conseguenze della temperatura che nel vecchio continente aumenta più che altrove. Il territorio italiano, poi, ha già tanti motivi di fragilità e dissesto che rischiano di essere esponenzialmente moltiplicati dagli impatti climatici.».
