LE PRIME CONSEGUENZE DI UN’ESTATE E DI UN MEDITERRANEO MOLTO CALDI

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LE PRIME CONSEGUENZE DI UN’ESTATE E DI UN MEDITERRANEO MOLTO CALDI
 

LE PRIME CONSEGUENZE DI UN’ESTATE E DI UN MEDITERRANEO MOLTO CALDI

 

di Andrea Corigliano – Fisico dell’Atmosfera

 

È terminata una fase prevalentemente temporalesca in cui si sono create le condizioni affinché correnti instabili di origine atlantica sono riuscite a raggiungere le regioni settentrionali e parte di quelle centrali convogliando dal Mediterraneo occidentale condizioni di instabilità che hanno dato luogo anche a criticità per precipitazioni intense e puntualmente abbondanti. Tra le regioni che sono state più interessate dalle precipitazioni anche a carattere di nubifragio, provenienti da temporali che in alcuni casi hanno assunto struttura autorigenerante, ci sono la Liguria e la Toscana settentrionale dove, nelle ultime quarantotto ore, si è verificata una sequenza temporalesca particolarmente intensa e persistente.

Tra le stazioni meteorologiche di osservazione che hanno registrato le cumulate di pioggia lasciate in eredità dai fenomeni troviamo quella di Bagnone, nella provincia di Massa Carrara, dove nella mattinata di venerdì 21 agosto la pressante attività temporalesca ha prodotto precipitazioni che hanno raggiunto il rateo di 12-14 mm in cinque minuti e cumulate fino a 128.7 mm in un’ora, 195.8 mm in due ore, 260.0 mm in tre ore e 301.2 mm in quattro ore. Per quanto la Liguria e la Toscana non siano estranee a piogge forti, è il breve tempo in cui si verifica questo tipo di precipitazioni a determinare criticità e situazioni che possono degenerare in alluvioni lampo nel caso in cui il temporale dovesse insistere, rimanere stazionario e continuare a riversare quindi sulla stessa area quantitativi ingenti di pioggia.

Una pioggia forte e persistente che ha alle spalle una storia perché tutto evolve e tutto si trasforma. E, in questo caso, a evolvere e a trasformarsi è la quantità di energia che il Mediterraneo ha accumulato lentamente da maggio, cioè da quando è iniziata la prima ondata di calore di stampo prettamente estivo, per arrivare a raggiungere anomalie positive della sua temperatura superficiale intorno ai 4-5 °C sul Mediterraneo occidentale proprio in questi giorni. Una situazione che tiene poi conto di una massa d’aria calda stagnante e che, proprio per le elevate temperature raggiunte, ha assorbito come una spugna ingenti quantitativi di vapore acqueo – come ci insegna la legge di Clausius-Clapeyron – non solo proveniente da una più attiva evaporazione delle acque marine dalle temperature simil-tropicali, ma anche dal trasporto del flusso di vapore acqueo dalle latitudini subtropicali attivato dalla saccatura che ha tentato di dare la prima spallata al promontorio nord africano.

In queste ultime quarantotto ore abbiamo quindi osservato le prime conseguenze di un’estate e di un bacino mediterraneo molto caldi che hanno iniziato a restituire l’energia accumulata. Ciò non significa che adesso, ad ogni perturbazione in arrivo, si verificheranno temporali violenti ma che aumenta la probabilità che i fenomeni possano assumere forte intensità nel caso in cui la dinamica atmosferica dovesse incastrare nel modo giusto tutti i tasselli, dalla sinottica alle forzanti dinamiche ed orografiche, per innescare la formazione di una fenomenologia più estrema. Sono questi i casi in cui può cadere in poche ore la pioggia che dovrebbe invece cadere in due, tre o addirittura quattro mesi: Bagnone, con i suoi 301.2 mm in quattro ore, ne ha dato una prima dimostrazione ricordandoci, tra l’altro, che ci incamminiamo verso quella stagione – l’autunno – in cui è più probabile che questo tipo di eventi possano verificarsi. Lo diciamo senza alcun allarmismo, ma guardando in faccia la realtà perché alle leggi della fisica non si scappa.

Fonte immagine: ARPAL

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