QUELLE VETTE DEL PROMONTORIO SUBTROPICALE CHE SALGONO SEMPRE PIÙ IN ALTO

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QUELLE VETTE DEL PROMONTORIO SUBTROPICALE CHE SALGONO SEMPRE PIÙ IN ALTO

QUELLE VETTE DEL PROMONTORIO SUBTROPICALE CHE SALGONO SEMPRE PIÙ IN ALTO

di Andrea Corigliano – Fisico dell’Atmosfera

Quota 6000 metri. Era questo il titolo di un articolo che pubblicavo l’11 luglio scorso per sottolineare la potenza a cui sarebbe arrivato, qualche giorno dopo, il promontorio nord africano che avrebbe portato proprio a questa quota la superficie isobarica di 500 hPa, durante la sua massima espansione verticale sotto la spinta del rigonfiamento dovuto a una massa d’aria rovente, presente nella colonna troposferica sottostante. A poco più di un mese da quell’episodio, al quale si legarono i nuovi record di caldo relativi e assoluti registrati soprattutto nelle due Isole Maggiori, ci ritroviamo a commentare una situazione analoga che andrà materializzandosi nel corso della settimana con l’ennesima pulsazione della cresta anticiclonica subtropicale che potrebbe nuovamente espandersi in verticale fino a raggiungere altezze di geopotenziale marcatamente anomale e potenzialmente da record.

Ritrovare la pressione atmosferica di 500 hPa a circa sei chilometri di altezza significa che il pompaggio di aria calda sahariana – che permette alla superficie isobarica avente questo valore di raggiungere proprio tali quote – deve essere davvero intenso e strutturato: d’altro canto, sono queste le situazioni in cui le isoterme a 850 hPa, cioè a circa 1500 metri, superano facilmente i 25 °C e arrivano persino a sfiorare i 30 °C, proprio come accadrà in settimana sulle regioni centro-meridionali, specie tra giovedì 27 e sabato 29 agosto, quando anche gli strati dell’atmosfera prossimi al suolo risentiranno di questa avvezione di massa d’aria e delle conseguenze dinamiche di un promontorio così potente da far raggiungere alle temperature massime valori per lo più compresi tra 36 e 40 °C, con picchi anche superiori e prossimi ai 43-45 °C.

L’evoluzione abbastanza rapida dell’onda calda è forse l’unico aspetto positivo di questa ennesima fase di “maltempo anticiclonico” che abbiamo sperimentato nel corso di questa estate. La brevità di questa fase di calore così estrema non è comunque un’attenuante della gravità del quadro termico per il semplice motivo che registreremo per almeno tre giorni temperature che sulle nostre regioni centro-meridionali saranno, in generale, tra i 7 e i 12 °C sopra le medie climatiche del periodo: si tratta di un contributo che andrà ovviamente a rafforzare il segnale positivo dell’anomalia termica mensile di agosto e che raramente potrà essere cancellato perché è diventato ormai sempre più raro se non impossibile per esempio registrare, in questo periodo dell’anno, temperature caratterizzate da anomalie di segno opposto che porterebbero per tre giorni massime per lo più comprese tra 18 e 23 °C, cioè i valori che sarebbero necessari per azzerare il contributo al bilancio mensile delle temperature previste proprio nella seconda parte della settimana.

A mio avviso, è questo il concetto più importante da tenere a mente: non esiste più un riequilibrio tra fasi più calde e fasi più fresche. Le prime hanno ormai preso il sopravvento sulle seconde per frequenza, intensità e durata

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