Dove va l’Italia?
Un Paese in movimento: cosa rivelano le reti GNSS sulla tettonica mediterranea
di Ingrid Hunstad
tratto da INGVAMBIENTE
Quando pensiamo al guscio più esterno del nostro pianeta, l’immagine classica che ci viene proposta è quella di un grande puzzle i cui pezzi, le placche tettoniche, si muovono lentamente uno rispetto all’altro sulla astenosfera sottostante, e si deformano solo ai loro margini. Questa, in estrema sintesi, è la Teoria della Tettonica delle Placche definita verso la fine degli anni Sessanta del secolo scorso.
Già all’indomani della definizione di questa teoria, la realtà che emergeva dalle osservazioni geologiche raccontava una storia molto più articolata, specialmente se guardiamo alla regione in cui viviamo. La placca africana e la grande placca euroasiatica non sono separate da un margine ben definito come appare nelle mappe globali, ma il loro incontro, o meglio scontro, interessa una larga fascia in deformazione: il Mediterraneo.

In questo approfondimento esploriamo come oggi l‘Italia si collochi in questo contesto, scoprendo che possiede una propria cinematica diversa ma non del tutto indipendente dai due colossi tra cui è stretta: l’Africa e l’Eurasia.
Un mosaico di frammenti in perenne movimento
Per iniziare vediamo come si muove uno dei due colossi. La placca africana, si avvicina all’Eurasia con una velocità dell’ordine di pochi millimetri all’anno, generalmente compresa tra circa 4 e 6 mm, in direzione nord-ovest. Si tratta di una spinta possente e costante che ha guidato l’evoluzione geologica della nostra regione per milioni di anni. Gli effetti di questa convergenza sono particolarmente evidenti lungo il margine algerino, dove una parte significativa del raccorciamento tra Africa ed Eurasia viene assorbita da strutture geologiche attive.
Nel resto dell’area mediterranea succede qualcosa di più complesso che, per essere decifrato con precisione, ha dovuto attendere lo sviluppo delle reti GPS. Negli ultimi vent’anni le reti GPS hanno contribuito in modo fondamentale a misurare velocità millimetriche come quelle che caratterizzano l’area in deformazione tra l’Africa e l’Eurasia.
Il monitoraggio con dati satellitari
Il Global Positioning System (GPS), nato in ambito militare negli Stati Uniti, è una costellazione di satelliti in grado di misurare la posizione e la velocità di stazioni GPS poste sulla superficie terrestre. Oggi il GPS ci consente di avere la nostra posizione sugli smartphone ed è diventato di uso comune in tutto il mondo. Accanto alla costellazione americana, ma successivamente, sono state realizzate altre costellazioni di satelliti e dunque oggi il Global Navigation Satellite System (GNSS) è il termine più appropriato per definire il sistema di posizionamento satellitare sulla Terra che usa tutte le costellazioni globali di satelliti geodetici che orbitano intorno al nostro pianeta.
Lo sviluppo di reti permanenti di ricevitori GNSS sulla superficie terrestre ha permesso di determinare velocità spesso inferiori a 1 millimetro all’anno, con un numero molto elevato di installazioni tale da poter capire cosa succede in aree complesse come la fascia tra l’Africa e L’Eurasia.
La rete Integrata Nazionale GNSS (RING) dell’INGV è stata realizzata proprio per comprendere le direzioni di spostamento dei blocchi crostali che compongono il complesso mosaico tettonico del Mediterraneo centrale, e misurare, con il maggior dettaglio spaziale possibile, la deformazione della crosta lungo le catene Appenninica ed Alpina. La RING è attualmente costituita da 264 stazioni GNSS installate in Italia, Grecia e Malta.

L’Italia: un’isola di indipendenza tettonica
Arriviamo quindi al cuore del problema: dove va l’Italia? I dati GNSS mostrano che buona parte della penisola italiana non si muove rigidamente né con l’Africa né con l’Eurasia. Se l’Italia fosse solidale con l’Africa, dovrebbe muoversi, rispetto all’Eurasia, verso nord-ovest a circa 5 mm all’anno. Al contrario, gran parte del territorio nazionale mostra un moto a 90 gradi da quello di Africa, verso nord-est, che non è compatibile con la direzione africana. Similmente, se l’Italia fosse solidale con l’Eurasia dovrebbe avere il suo stesso movimento, cioè essere ferma rispetto all’Eurasia, cosa che non osserviamo da nessuna parte tranne che in Sardegna.
Il movimento di una gran parte della penisola italiana mostrato nella figura è ben descritto, da un punto di vista cinematico, dal movimento di una placca più piccola, la microplacca Adriatica, detta anche Adria, che si comporta come un’entità indipendente rispetto alle placche maggiori. Adria ruota in senso antiorario rispetto all’Eurasia.

Questa rotazione è il fattore chiave che controlla la deformazione lungo i suoi margini e spiega l’estensione che osserviamo lungo gli Appennini e il raccorciamento che avviene nelle Alpi orientali e nelle Dinaridi, la catena montuosa che corre lungo la costa adriatica opposta all’Italia. Le ricerche degli ultimi anni hanno portato anche ad ipotizzare la presenza di un blocco meridionale di Adria, chiamato Apulia, separato da una zona sismicamente attiva che attraversa il Gargano e le isole Tremiti.
Negli ultimi anni, proprio per comprendere meglio la struttura profonda e la dinamica della microplacca Adriatica, è stato avviato il progetto europeo AdriaArray, il più grande esperimento di sismologia passiva mai realizzato in Europa, basato su una rete estremamente densa di stazioni sismiche distribuite nell’area euro-mediterranea.
Più a sud, la situazione è ancora più complessa in quanto le velocità geodetiche osservate sono dominate da un processo geologico molto importante che è la subduzione della crosta Ionica, di tipo oceanico, al di sotto dell’arco calabro.
I terremoti che avvengono nella nostra penisola riflettono questi movimenti relativi e raccontano da un punto di vista sismico ciò che abbiamo descritto. Significa che non sono soltanto la conseguenza dello scontro tra Eurasia e Africa ma che tutta l’area mediterranea oggi ha una sua storia tettonica diversa da quella dei due giganti tra cui è stretta.