ONDATE DI CALORE: DALLA LETTURA METEOROLOGICA DELLA SITUAZIONE ATTUALE ALL’INCIDENZA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO SULLE ATTUALI DINAMICHE ATMOSFERICHE
ONDATE DI CALORE: DALLA LETTURA METEOROLOGICA DELLA SITUAZIONE ATTUALE ALL’INCIDENZA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO SULLE ATTUALI DINAMICHE ATMOSFERICHE
di Andrea Corigliano – Fisico dell’Atmosfera
La situazione atmosferica in corso ha una portata didattica dal valore culturale molto elevato sia sul piano meteorologico, sia sul piano del cambiamento climatico. Vorrei allora approfondire un attimo la questione per fornire a tutti voi una maggiore comprensione del perché ci troviamo in queste condizioni meteorologiche e del perché queste dinamiche sono diventate più frequenti. Per raggiungere il nostro scopo, osserveremo la circolazione generale dell’atmosfera sull’area euro-atlantica sulla quota isobarica di 300 hPa: saliremo, cioè, fino a circa 9000 metri di quota.
È lassù che risiede infatti la sala regia del nostro tempo ed è lassù che le correnti portanti decidono l’avvicendamento delle condizioni meteorologiche che osserviamo quotidianamente.
In particolare, seguendo l’andamento delle linee di flusso, sarà possibile individuare le circolazioni anticicloniche e cicloniche che, nel nostro emisfero, ruotano rispettivamente in senso orario e in senso antiorario. In questo specifico caso, analizzeremo la situazione osservata mercoledì 24 giugno e quella prevista per domenica 28. Per agevolare la lettura delle immagini, la posizione dell’Italia è indicata con il pallino bianco.

MERCOLEDÌ 24 GIUGNO – La situazione era caratterizzata dalla formazione di una configurazione anticiclonica di “blocco a omega” – così chiamata perché la sua forma ricorda la lettera dell’alfabeto greco – modulata da un’ondulazione della corrente a getto che sollecitava, mediante l’inserimento di un proprio ramo secondario ad ovest del Portogallo con annessa depressione, un richiamo di aria molto calda di matrice subtropicale in direzione dell’Europa centro-occidentale (fig. 1). Lo stallo della configurazione sinottica permetteva così la formazione di una cupola di calore centrata sulla Francia perché qui si collocavano i massimi di altezza di geopotenziale e i massimi effetti dei moti di subsidenza che caratterizzano i campi anticiclonici e che, comprimendo verso il basso una massa d’aria già calda in partenza, permettevano così il raggiungimento di temperature eccezionali anche nei bassi strati: condizioni, queste, che sono peraltro ancora in atto.

DOMENICA 28 GIUGNO – Come abbiamo già descritto nell’analisi relativa all’evoluzione di questa struttura bloccante, nel corso dei prossimi giorni le correnti atlantiche determineranno una traslazione del promontorio subtropicale verso levante, il trasferimento delle condizioni di caldo intenso verso l’Europa centro-orientale e, limitatamente all’Italia, anche il transito delle condizioni canicolari sulle nostre regioni centro-settentrionali che si troveranno parzialmente inglobate dalla cupola di calore (fig. 2). La maggiore incisività del flusso atlantico è osservabile nell’accelerazione della corrente a getto che diverrà tesa e che quindi inizierà a far mancare al promontorio la sollecitazione dinamica per il richiamo dell’aria calda che determina la sua alimentazione. Il processo che porterà allo smantellamento della struttura sarà abbastanza lento e inizierà con una inclinazione del suo asse. In pratica, funzionerà come se il promontorio fosse un grande albero che viene piegato dalle raffiche di vento sempre più forti, fino a quando viene sradicato e abbattuto al suolo: in questo caso, la radice del promontorio è proprio l’alimentazione di aria calda prelevata in gran parte dal deserto sahariano.
IL RUOLO DELL’ANTICICLONE DELLE AZZORRE – Nella seconda figura notiamo anche un altro particolare, non di poco conto: il ripristino, nella sua forma ben riconoscibile, dell’Anticiclone delle Azzorre sul vicino Oceano Atlantico. L’accelerazione della corrente a getto funziona infatti come un fattore rimodulante nel resettare gli scambi meridiani a favore di una circolazione zonale – che avviene cioè da ovest verso est – in cui l’anticiclone atlantico diventa la figura barica dominante per le condizioni di stabilità atmosferica. Perché, allora, negli ultimi decenni abbiamo osservato una sempre più frequente espansione del promontorio nord africano e un venir meno dell’influenza dell’Anticiclone delle Azzorre che rimane sempre più frequentemente confinato in Oceano? Avrete sicuramente intuito che il nocciolo della questione è legato alla velocità delle correnti occidentali: se rallentano, ondulano e aumenta la probabilità che il nostro tempo sia condizionato dalla risalita della componente continentale della fascia anticiclonica subtropicale; se accelerano, sono tese e questa probabilità diminuisce sensibilmente fino a diventare molto bassa.
L’IMPRONTA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO – Da cosa dipende, allora, questo meccanismo? Dipende, essenzialmente, dal gradiente termico orizzontale che si instaura lungo i meridiani. Se la differenza di temperatura tra le alte e le medie latitudini diminuisce, il flusso occidentale rallenta e presenta degli strappi che ne modificano l’andamento da lineare a sinusoidale: da qui, la maggiore predisposizione della dinamica atmosferica a creare promontori di blocco che possono persistere per diversi giorni, proprio come nella situazione attuale. Se invece la differenza termica aumenta, il flusso è più accelerato e le configurazioni bloccanti non possono formarsi o, se si formano dei promontori, questi sono mobili e hanno vita più breve. Noi ci troviamo nella prima condizione perché a causa del riscaldamento globale – che ha di fatto trasformato l’area artica in un hotspot – le alte latitudini negli ultimi decenni si sono riscaldate fino a tre-quattro volte di più rispetto al resto del globo: diminuendo mediamente il gradiente termico orizzontane nord-sud, è aumentata di pari passo la frequenza con cui tendono a presentarsi le situazioni come quella che stiamo vivendo.
LA FRANCIA COME ESEMPIO – Ricordiamoci sempre, a tal proposito, il dato francese che abbiamo già citato più volte perché è la testimonianza diretta del cambiamento di circolazione che stiamo vivendo a ritmi sempre più incalzanti sul settore centro-occidentale europeo: dal 1947 al 2025 in Francia sono state registrate 51 onde di calore. Di queste, 25 si sono verificate tra il 1947 e il 2010 e 26 tra il 2011 e il 2025: vale a dire che negli ultimi quattordici anni sul territorio francese abbiamo raggiunto il numero di onde di calore che erano state registrate nei precedenti sessant’anni, con la differenza che quelle più intense sono quasi tutte cadute dopo il 2000. Questa classifica è però già vecchia perché bisognerà prossimamente aggiungere anche l’ondata di caldo eccezionale di maggio e quella di giugno, ancora in corso, di cui per ora riporto solo un dato parziale che va ben oltre ogni immaginazione: da venerdì 19 a giovedì 25 giugno sono stati riscritti 1073 record mensili e 349 record assoluti di caldo. Lo continuo a dire: non trovo le parole per descrivere una simile situazione.
BREVE CONSIDERAZIONE – In tutta sincerità, vorrei capire che cosa deve ancora succedere per comprendere che qui siamo ben oltre una banale e ridicola frase come «il clima è sempre cambiato» o come «è estate ed è normale che faccia caldo». Vorrei davvero capire che cosa non è ancora chiaro…