26 agosto 2026: la frana in Nepal e l’analisi dei sismogrammi
Il 26 agosto 2026, un enorme blocco di ghiaccio e roccia si è staccato da un ghiacciaio al confine tra Nepal e Cina, precipitando per oltre un chilometro e generando una frana. Da una prima ricostruzione, i detriti hanno temporaneamente ostruito il fiume Lhende Khola; il successivo cedimento della diga naturale ha liberato una imponente colata di acqua, fango e detriti che ha devastato gli insediamenti a valle. Inizialmente classificato dall’USGS come terremoto di magnitudo 4.4, il segnale sismico è stato poi attribuito al collasso del ghiacciaio e alla colata detritica liberando un’energia paragonabile ad un terremoto di magnitudo 5.2. Le cause scatenanti dell’evento sono ancora in fase di studio.
Proviamo a capire in che modo ulteriori analisi delle stazioni sismiche vicine all’area, delle onde sismiche a lungo periodo e delle immagini satellitari hanno portato l’USGS a classificare l’evento come “frana” invece che come terremoto.
Qui analizziamo il segnale sismico della stazione sismica a larga banda(broadband) IO.EVN, operativa dal maggio 2014 presso il Laboratorio-Osservatorio Internazionale Pyramid EvK2CNR, nella valle del Khumbu, a circa 5.000 metri di quota e appena 6 km dal campo base dell’Everest. Gestita dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), occupa una posizione strategica in una regione scarsamente coperta dalle reti di monitoraggio. Grazie al ridotto rumore antropico, registra con elevata qualità sia i terremoti himalayani sia gli eventi provenienti da tutto il mondo, oltre alla microsismicità locale, agli icequake e alle vibrazioni prodotte da frane e valanghe.

I dati registrati da EvK2CNR, disponibili a tutti attraverso gli archivi internazionali, sono inoltre utilizzati per analizzare il rumore sismico associato ai ghiacciai e ai fenomeni meteorologici, offrendo informazioni preziose anche sull’evoluzione dell’ambiente e del clima dell’alto Himalaya [si veda l’articolo di Pettenati et al. (2024) che descrive i 10 anni di attività di questa stazione].

La figura (in alto) mostra il confronto tra i segnali registrati dalla stazione sismica IO.EVN, prodotti da un terremoto di magnitudo 5.3 del 15 settembre 2020 (in grigio) con quelli della grande frana del 26 agosto 2026 (in rosso). Il terremoto genera un segnale impulsivo, caratterizzato da un inizio netto, ampiezze elevate concentrate nei primi secondi e un rapido decadimento. Il relativo spettrogramma mostra energia distribuita su un ampio intervallo di frequenze, da circa 0.1 Hz (10-1 in figura sull’asse delle Y) fino a diversi Hertz, associata all’arrivo delle diverse onde sismiche.
Il segnale della frana presenta invece un inizio più graduale e una durata decisamente maggiore, con diversi impulsi che si susseguono. Questa lunga evoluzione riflette il movimento progressivo della massa di ghiaccio e roccia, i successivi impatti lungo il versante e il rotolamento del materiale. Nello spettrogramma, l’energia è concentrata soprattutto alle basse frequenze, corrispondenti a oscillazioni di periodo più lungo rispetto a quelle dominanti nel terremoto. La durata più prolungata, l’assenza di un unico inizio impulsivo e la prevalenza delle basse frequenze permettono quindi di distinguere chiaramente il segnale della frana da quello di origine tettonica.
Nonostante la distanza, alcune stazioni della Rete Sismica Nazionale sono state in grado di registrare l’evento, ma non hanno consentito di poterlo localizzare. Ad esempio, in figura sono riportate le registrazioni della stazione LMD in provincia di Pistoia, opportunamente filtrata tra 0.01Hz e 0.1Hz.
