CARA ESTATE TI SCRIVO…

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CARA ESTATE TI SCRIVO…

CARA ESTATE TI SCRIVO…

Di Andrea Corigliano – Fisico dell’Atmosfera



Cara estate del 2026, tra pochi minuti entrerai a far parte della nostra storia climatologica. E lo farai in pompa magna, accompagnata dallo squillo delle trombe come avviene nei grandi eventi perché sei stata davvero un grande evento meteorologico, scandito sostanzialmente dal dominio incontrastato del campo anticiclonico subtropicale nella sua forma e struttura più calda che appartiene al promontorio nord africano.

Dopo le ripetute ondate di calore che sei stata capace di generare da maggio, ciascuna scandita da numerosi record di caldo mensili e assoluti caduti come birilli dalla Spagna alla Polonia, dall’Italia alla Danimarca e alle Isole Britanniche, iniziano ad arrivare i primi dati definitivi sul bilancio complessivo di un trimestre che in alcuni paesi europei ha battuto il vecchio primato del 2003: MeteoSvizzera, per esempio, annota che con uno scarto di +3.4 °C rispetto al trentennio 1991-2020 sei stata capace di salire sul primo gradino del podio, lasciando al secondo posto proprio la stagione del 2003 e poi al terzo, quarto e quinto posto rispettivamente il 2022, il 2015 e il 2019. Come dire che quattro tra le cinque estati più calde dal 1901 registrate nella vicina Svizzera sono cadute negli ultimi dodici anni.

Si diceva che la tua collega del 2003 sarebbe stata inarrivabile e che avrebbe dovuto avere tempi di ritorno ultrasecolari: in pratica, secondo la statistica, non avremmo più dovuto sperimentare una stagione simile per diverse generazioni. E invece sei arrivata dopo appena ventitrè anni a dare il colpo di grazia a una statistica che deve correre dietro a dati di temperatura che sempre più frequentemente si posizionano sulla coda destra della distribuzione per sottolineare da un lato quanto sono anomali e dall’altro quanto stiano ormai diventando la nuova normalità. Dopo appena ventitrè anni, quando ne sarebbero dovuti passare centinaia per avere un remake.

Sarebbe ora anche logico chiedersi quanto tempo dovrà passare affinché un’altra “bella stagione” possa prendere il tuo posto sapendo che la temperatura media globale, senza mitigazione alcuna dei gas climalteranti, continuerà a crescere e il Mediterraneo continuerà a essere un hotspot del cambiamento climatico. Passeranno quindici, dieci, cinque anni? Non possiamo saperlo, ma rispetto a quel 2003 che diede l’allarme sappiamo che nell’ottica di un riscaldamento globale galoppante quelle ondate di calore – che vanno a costruire stagioni di vero maltempo estivo, fatto di sofferenza canicolare a oltranza – non solo sono aumentate in intensità, frequenza e durata ma poggiano su una base più calda rispetto al passato che contribuisce a esasperare le caratteristiche di questa stagione.

Ti saluto, sperando almeno che tu sia riuscita a insegnare che la litania “È estate ed è normale che faccia caldo” non ha più ragione di esistere in queste condizioni e che sia aumentata la consapevolezza di cosa comporta l’accelerazione del cambiamento climatico

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