11 agosto 2018: il Parker Solar Probe parte alla conquista del Sole, come mai accaduto prima!
Si chiama Parker Solar Probe e si spingerà vicino alla nostra stella più di quanto qualunque altra sonda abbia fatto mai: ad appena 6.2 milioni di km dalla fotosfera. Intervista ad uno dei responsabili scientifici della missione, l’italiano Marco Velli, scienziato della Nasa
di Antonio Mancino
www.media.inaf.it
Pensate che il nostro Sole sia una stella tranquilla? Ebbene, vi sbagliate. Se noi esistiamo è perché il campo magnetico terrestre ci protegge da un violento flusso di particelle cariche, chiamato vento solare ed emesso dalla corona, la parte più esterna dell’atmosfera della nostra stella ed estremamente calda: quasi due milioni di gradi! Perché questa temperatura così alta? E come si origina l’enorme bolla di gas ionizzato che si espande a velocità supersoniche proprio dalla corona solare? A queste e ad altre domande cercherà di rispondere Parker Solar Probe, una sonda il cui lancio è previsto sabato 11 agosto, alle ore 3.33 EDT (ora legale orientale degli USA), intitolata a Eugene Parker, astrofisico che per primo sviluppò, negli anni ’50, la teoria sul vento solare.
«Una missione di interesse fondamentale non solo per il Sole, di cui svelerà i segreti dell’attività magnetica, ma per l’astrofisica intera», dice a Media Inaf il responsabile di uno dei cinque strumenti a bordo della missione, Marco Velli, scienziato del Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa.
Perché costruire una sonda e lanciarla in orbita, invece di usare un telescopio solare qui sulla Terra?
«Perché i telescopi da terra riescono a vedere solo il campo magnetico alla superficie visibile del Sole, la fotosfera, oppure, tramite i coronografi, la luce fotosferica diffusa dagli elettroni in corona. I raggi Uv ed X che sono l’emissione primaria della corona, a causa della sua alta temperatura, non arrivano fino a terra perché filtrati dall’atmosfera. Inoltre le righe sono troppo larghe per misurare il campo magnetico tramite effetto Zeeman. E comunque il plasma è otticamente sottile, per cui l’osservazione “mescola” tutta la radiazione emessa dalla corona lungo la stessa linea di vista. Insomma, per capire la dinamica del plasma coronale, la maniera più diretta, ovvero andarci, è anche la maniera migliore».
Quali saranno gli obiettivi scientifici del Parker Solar Probe?
«Gli obiettivi scientifici sono tre. Primo, capire come avviene il riscaldamento della corona e l’accelerazione del vento solare. Secondo, identificare le regioni di origine dei differenti tipi di vento solare e come le strutture che si osservano in corona evolvono una volta arrivati a grandi distanze dal Sole. Terzo, capire come vengono accelerati i raggi cosmici (ovvero, le particelle energetiche) di origine solare».
Oggetto principale della missione è il Sole. Perché la nostra stella è così importante?
«La nostra stella è fondamentale per la nostra esistenza. L’attività magnetica del Sole, il vento solare, influenzano la Terra non solo nel causare le meravigliose aurore boreali e australi, che sono un sintomo delle perturbazioni elettromagnetiche della magnetosfera terrestre dovute al Sole stesso: le tempeste magnetiche sul Sole causano perturbazioni del campo magnetico terrestre che inducono campi elettrici nell’atmosfera, arrivando anche a cortocircuitare centrali elettriche. Le particelle accelerate dal Sole giungono nello spazio circumterrestre, accecando i rivelatori di satelliti e causandone la perdita. Infine missioni spaziali con astronauti sono a rischio estremo di “avvelenamento radioattivo” se investite dalle nubi magnetiche espulse dal sole nei brillamenti e nelle Cme, eruzioni di massa coronale risultato di tempeste magnetiche. Inoltre, sebbene la radiazione del Sole nel visibile sia pressoché costante, l’irraggiamento Uv, X e anche nell’infrarosso segue il ciclo di attività magnetica della nostra stella, causando poi una risposta dell’atmosfera del nostro pianeta. Capire l’attività magnetica del Sole è fondamentale per capire la misura in cui l’uomo influenza il clima terrestre.

Marco Velli, scienziato al Jpl della Nasa e principal investigator dello strumento Heliospheric Origins with Solar Probe Plus a bordo della sonda Parker Solar Probe. Fonte: Jpl/Nasa
